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	<title>il GIORNALBLOG di Giordano Bruno Guerri</title>
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	<description>Un weblog targato Giordano Bruno Guerri</description>
	<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 08:02:40 +0000</pubDate>
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		<title>Mamma povera, povera mamma</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 08:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sgomento, repulsione, disgusto, vergogna, sdegno. Scegliete voi la parola. Di certo stavolta qualche magistrato l’ha fatta grossa davvero. Qui infatti non c’è in gioco qualche miserabile centinaio di milioni di euro, e neppure una sentenza troppo mite, troppo severa o addirittura sbagliata. Qui siamo di fronte a una violenza contro la natura, contro la società, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Sgomento, repulsione, disgusto, vergogna, sdegno. Scegliete voi la parola. Di certo stavolta qualche magistrato l’ha fatta grossa davvero. Qui infatti non c’è in gioco qualche miserabile centinaio di milioni di euro, e neppure una sentenza troppo mite, troppo severa o addirittura sbagliata. Qui siamo di fronte a una violenza contro la natura, contro la società, contro l’umanità, contro la stessa sensibilità umana. Contro una madre e – soprattutto – contro una bambina di un mese e pochi giorni: sottratta alla madre perché troppo povera.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span id="more-363"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Peggio, alla ragazza di Trento, avevano suggerito di abortire – un figlio sanissimo – per il motivo che guadagna soltanto 500 euro al mese. Un consiglio del genere lo possono dare, se proprio vogliono e se la sentono, soltanto i famigliari e gli amici più stretti, giammai i medici o gli assistenti sociali o i funzionari di un ospedale. I quali hanno, casomai, il compito e il dovere opposto: tentare di convincere chi vuole abortire a non farlo. E quanto lo svolgono bene questo compito: chi vuole abortire viene sottoposto per settimane a pressioni, fino al lavaggio del cervello, perché la donna cambi idea. I consultori di questo tipo costano fior di soldi. Non sarebbe meglio investirne una parte per aiutare chi un figlio lo vuole a tutti i costi, nonostante tutto?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>E dov’è la Chiesa, dove sono tutte le organizzazioni antiabortiste, che spendono milioni e milioni per le loro attività contro l’aborto, se poi non riescono a trovare una lavoro o un sostentamento a chi ne ha bisogno per avere e crescere un bambino?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Anche senza voler tenere conto dell’allegra, cinica, saggia frase di Churchill (“Il migliore investimento che uno Stato possa fare è mettere del latte dentro un neonato”), il semplice buon senso ci dice che il primo dovere di uno Stato di fronte a una ragazza/madre così povera è aiutarla a mettere al mondo il suo bambino e a crescerlo. Già viviamo in una società, in un’amministrazione pubblica che fa pochissimo per chi ha figli. Credo sia un retaggio inconscio – azione/reazione – del Ventennio, quando si premiavano con denaro e benefici di ogni genere le famiglie che facevano più figli: se allora fare bambini era un merito nazionale, ora la nazione deve fregarsene. Come se il futuro stesso della nazione non dipendesse da chi fa figli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ma lasciamo perdere questa digressione da storico. Torno a essere un semplice essere pensante con cuore pulsante e dico che le famiglie povere vanno aiutate, figurarsi le ragazze madri poverissime. O forse si impedisce alle donne rom di partorire in una roulotte perché non dimostrano di avere un buon reddito? O si tolgono loro i figli prima che vengano mandati a rubare e a taccheggiare per le strade? Addirittura si permette che delle donne non solo partoriscano in carcere, ma che i loro piccoli crescano in prigione. Si permette di tutto. Vedo ogni giorno, per strada e nei parchi, mamme ben vestite che schiaffeggiano i figli, o ancora peggio li torturano con un’educazione terroristica, miserabile, demenziale. Si vede che possono, perché hanno un buon reddito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Nel caso di Trento esplode la contraddizione di leggi iperprotettive volute da uno Stato tutore che ci protegge da tutto, specialmente da noi stessi: che non dobbiamo fumare, non dobbiamo correre, non dobbiamo prendere freddo. Uno Stato mamma apprensiva che poi non è in grado di permettere a una neonata e a sua madre di stare insieme e preferisce separarle, lacerando le loro vite per sempre, per paura che abbiano a mancare di qualche bene materiale. O forse – addirittura – perché non diventino un peso per la collettività.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Alla mamma viene impedito di vedere la bambina dal momento in cui è nata. Bacerei con il bacio di Giuda chi ha preso una simile decisione. Lo sa costui, o costei, cosa significa per un neonato venire privato delle carezze di una madre, che sono diverse dalle carezze di qualsiasi altro essere umano? E lo sa, quello stesso individuo, cosa possa significare per la madre non poterle dare, quelle carezze, quelle coccole? Per di più sapendo che non le può dare perché non guadagna abbastanza, ovvero che in pratica non può “comprare” sua figlia? Lei, la mamma, non può addirittura avere notizie della bambina, per un divieto imposto dal Servizio sociale. Servizio sociale. Le due lettere iniziali fanno pensare a tutt’altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Secondo l’avvocato della povera donna, i giudici del Tribunale dei Minori di Trento hanno deciso l’adottabilità della bambina perché hanno accolto “le inesatte informazioni del Servizio sociale che imputano alla mamma immaturità, povertà materiale ed emotiva e l’avvio della gravidanza come elemento di fragilità, colpa e incoscienza”; hanno frainteso così, continua l’avvocato, “la consulenza che aveva invece evidenziato come la mamma ’non ha estremi di irrecuperabilità tali da negarle di essere una mamma sufficientemente capace’.” Non c’è da stupirsi, non sarebbe la prima volta che la magistratura “fraintende”. Non solo. L’avvocato della donna sostiene che i giudici hanno disatteso anche “le conclusioni di tutti i difensori e del pm che proponevano di offrire una opportunità alla mamma e alla bambina conformemente alle numerose sentenze della Cassazione e della Corte Europea che dichiarano come prima di un simile distacco vadano indagate ed attivate tutte le possibilità di sussidi ed aiuti territoriali per rispettare il diritto del minore a crescere con i genitori naturali.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Dunque si ricorrerà in appello. C’è una speranza. Almeno che il solito imprenditore generoso offra una lavoro degno alla poveretta. Sì, ma nel frattempo quanto dolore inutile e feroce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                                                </span><span style="mso-spacerun: yes;">            </span><span style="mso-spacerun: yes;">     </span>   </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></strong></p>
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		<title>A 50 anni dalle Olimpiadi di Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 09:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[L’immagine che mi è più rimasta impressa delle olimpiadi romane del 1960 (non avevo neanche dieci anni) è quella di Livio Berruti che vince i 200 metri e uguaglia il record del mondo. Di certo non sono il solo, perché furono immagini e emozioni indimenticabili. 

Già nelle semifinali Berruti – ventuno anni, studente di chimica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">L’immagine che mi è più rimasta impressa delle olimpiadi romane del 1960 (non avevo neanche dieci anni) è quella di Livio Berruti che vince i 200 metri e uguaglia il record del mondo. Di certo non sono il solo, perché furono immagini e emozioni indimenticabili. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"><span id="more-362"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">Già nelle semifinali Berruti – ventuno anni, studente di chimica, calzettoni bianchi e occhiali neri – aveva uguagliato quel record; e l’Italia si divise (tanto per cambiare) fra pessimisti e ottimisti, fra chi giurava che il ragazzo non sarebbe riuscito a ripetere l’impresa e chi si aspettava addirittura un nuovo record. Poi lo vedemmo tagliare il filo di lana – su quei tremolanti e goffi televisori in bianco e nero – davanti a una selva di atleti di colore, considerati imbattibili. Fu la vittoria/simbolo di un’Italia appena uscita da una guerra disastrosa, e già risorta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"><span>  </span>Immagina dunque, caro lettore, che effetto mi ha fatto incontrare Livio Berruti – per la prima volta, una settimana fa – al Miramonti di Cortina: allegro e festoso, ma claudicante. Non ho osato chiedergli se per un problema temporaneo. Io che sono ottimista dico: temporaneo. Sempre più ottimista spero che l’Italia, e Roma, otterranno anche le olimpiadi del 2020. Temo invece, e molto, che nei prossimi giorni verremo sommersi dalle celebrazioni nostalgiche per quei Giochi di mezzo secolo fa, iniziati il 25 agosto e terminati in una data che soltanto nel nuovo secolo sarebbe diventata tragica, l’11 settembre.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"><span>  </span>Ebbene, motivi di vanto e di ricordo ci sono, eccome. Quelle del 1960 furono le prime Olimpiadi davvero “moderne”, e fecero da vetrina a un’Italia in cui la produzione industriale era cresciuta del 90 per cento in dieci anni, e che si apprestava a vivere quello che confidenzialmente si sarebbe chiamato “boom” (economico). La lira aveva appena ottenuto dal <em>Financial Times </em>l’Oscar per la moneta più forte, gli italiani davano inizio all’abbuffata di automobili, frigoriferi, televisori; e anche il nostro medagliere sportivo fece un bel pieno.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"><span>  </span>Per uno storico, tuttavia, l’ottimismo è un nonsenso, e lo depongo ricordando alcuni guasti che si sono perpetuati – o aggravati – da allora. Per esempio non fu un buon affare (se non per pochissimi), il nuovo aeroporto di Fiumicino, troppo lontano dalla città e costruito su 1500 ettari acquitrinosi della famiglia Torlonia. Il terreno, acquistato nel 1948 per 15 miliardi, costò anche di più per la stabilizzazione del suolo con grandi quantità di cemento e mazzette. A Roma si cantava, sull&#8217;aria del <em>Sor Capanna</em>: “Un giorno un pezzo grosso dello Stato / Doveva annà a fa un pranzo sopraffino / E da l&#8217;amichi je fu consijato / De sceje tra Frascati e tra Marino&#8230; / Lui rispose: &#8216;Amichi belli, / Nun ce vado a li Castelli! / È bono er vino / Però&#8230; se magna mejo a Fiumicino!” Sulla cima del Monte Mario, destinata a parco pubblico, il sindaco Urbano Cioccetti – ex cameriere di cappa e spada di Pio XII – autorizzò la costruzione dell’immenso Hotel Hilton.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"><span>  </span>Alcune costruzioni destinate allo sport sono ancora funzionanti, altre decaddero presto. Paradossalmente, il ricordo urbanistico più atroce, è proprio il Villaggio Olimpico, popolato da 6500 persone. Progettato nel 1958 da grandi architetti – come Adalberto Libera - per ospitare gli atleti, già nel 1963 cadeva a pezzi. Oggi sembra un antico agglomerato di case popolari, fitto di antenne televisive, piazzato in una zona fra le più eleganti e frequentate della città, anche per la recente costruzione dell’Auditorium. A chiunque passi per il frequentatissimo corso Francia, e relativo ponte, appare come una sciagura inspiegabile.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"><span>  </span>Ancora nel 2004 il presidente del II Municipio e i proprietari delle case, per tre quarti privati, chiesero invano al comune, di installare un centro sociosanitaro, rifare le facciate, sistemare le fognature, le strade, i marciapiedi, il verde. La settimana scorsa il nuovo sindaco Gianni Alemanno ha annunciato uno stanziamento per sistemare, almeno, le strade. Speriamo che il percorso verso le Olimpiadi romane del 2020 parta da lì.</span></span></p>
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		<title>Vacanze</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 08:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un’amica americana, sulla trentina, mi ha chiesto un aiuto per organizzare le sue vacanze a Roma, insieme a tre amiche. Come fosse facile metterle d’accordo. Quella che conosco è interessata soprattutto all’arte e ai musei (e va bene), un’altra allo shopping, la terza “a divertirsi”; chi ha creato più problemi è stata la quarta; per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Un’amica americana, sulla trentina, mi ha chiesto un aiuto per organizzare le sue vacanze a Roma, insieme a tre amiche. Come fosse facile metterle d’accordo. Quella che conosco è interessata soprattutto all’arte e ai musei (e va bene), un’altra allo shopping, la terza “a divertirsi”; chi ha creato più problemi è stata la quarta; per sostenere la ragionevolezza della sua richiesta, mi ha pure mandato una foto: la graziosa signorina è particolarmente interessata a fidanzarsi in Italia, con un buon partito, e trasferirsi qui. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span id="more-361"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Chiedeva dunque quale fosse l’albergo – nessun problema per il prezzo – dove fosse più probabile incontrare “gente interessante”. Il viaggio collettivo è dunque iniziato subito male, con l’aspirante miliardaria prenotata nell’hotel di stralusso e stramoda e le altre in un più modesto tre stelle, lì vicino. Lieto di non essere a Roma durante la loro visita, mi chiedo perché viaggino insieme.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Per la verità me lo sono sempre chiesto, vedendo partire o arrivare o permanere gruppi eterogenei di viaggiatori. Lo studio riassunto qui accanto dà la risposta più semplice e ovvia: per risparmiare (81 per cento) e dividere le spese (77 per cento). Sì, va be’, ma – a parte che è possibile risparmiare forse anche di più viaggiando da soli o al massimo in coppia – vuoi mettere la bellezza della libertà e dell’indipendenza? Del ciccì-coccò perenne con il fidanzato/a? Per non dire dell’infinita ebbrezza di decidere, senza convocare un’assemblea, a che ora alzarsi, dove mangiare, cosa fare? Tant’è che, secondo il medesimo studio, la maggior parte dei dissidi di gruppo e nel gruppo avviene proprio per questi risibili ma fondamentali motivi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Certo, è una mia attitudine personale, né voglio mettere in croce chi se la gode diversamente. E’ un’attitudine nata già da ragazzo. Ricordo benissimo il giro vorticoso di telefonate (e non c’erano i telefonini) perché sei-dieci ragazzi raggiungessero un accordo sul problema non così drammatico di quale film andare a vedere. Concordare sul film, concordare sul cinema, concordare sull’orario, soprattutto concordare sui veti incrociati (“Io con quella lì neanche morto.”) Le assemblee plenarie dell’Onu comportavano meno complicazioni. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>La necessità e la voglia di stare insieme, del resto, sono tipici della gioventù, come risulta (ma non ce n’era bisogno) dal solito studio. Perso il pelo - ma infoltiti i vizi e soprattutto le abitudini, complice una maggiore disponibilità economica – appare sempre meno seducente la prospettiva di condividere allegrie e scoperte con tanti altri, sia pure amici. Agli amici sarà meglio raccontarle, le vacanze, magnificandone i chiari e sorvolandone gli scuri: piuttosto che dibattere con loro su orari, spese, compiti, priorità, come in un condominio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>La prima vacanza la feci – azzardatamente, meravigliosamente – da solo, a 16 anni, con un viaggio in autostop Milano-Parigi-Copehagen-Stoccarda-Milano. Ebbene, ho un ricordo piacevolissimo di certi lunghi passaggi passati a chiacchierare, nonostante tutte le difficoltà di lingua e la differenza d’età, con automobilisti gentili e curiosi. Pochissima soddisfazione, invece, traevo dalle conoscenze negli ostelli della gioventù, segnate da liti sui letti, la cucina, i cibi, una certa rissosità nazionalistica. Ma può essere un caso caratteriale, ripeto, e certamente generazionale: l’Erasmus ha fatto di più per l’unificazione degli europei che tutte le leggi dell’Ue messe insieme, e diosà quante sono.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>La vacanza – non d’amore - più bella che io ricordi, la feci una quindicina d’anni fa con il mio amico geometra Luigi Gandini, in Brasile. A Manaus noleggiammo, a un prezzo da vergognarsi, tanto era basso, un intero battello con tutto l’equipaggio, composto da: Capitan Scorreggia, così chiamato per la sua indefessa e rumorosa attività in tal senso, la vecchia madre adibita alle cucine, un mozzo. Insieme a due fidanzate locali reclutate all’uopo, per una settimana navigammo a passo di lumacone un braccio secondario del Rio Negro, senza incontrare chicchessia, cullati e intontiti dai rumori della foresta, nutriti con pesce appena pescato, a volte a ridere, a volte a dirci quant’era bella la vita, più spesso in silenzio, possibilmente ai capi opposti della nave. Al contrario, certe vacanze a due iniziate con pretese di quasi luna di miele, finivano il più delle volte nel rancido della disillusione e del “chi me l’avrebbe detto (che era così)”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ora, raggiunta quasi l’età della ragione, so per certo che le vacanze più belle sono quelle con la mia donna e nostro figlio. Come in un semplicissimo Lido/Hotel di Monopoli specializzato in bambini, per esempio; oppure (un po’ di lavoro in mezzo alla vacanza non guasta mai) prima di Ferragosto per dibattiti e spettacoli (uno, bellissimo, su van Gogh, il 13) a Cortina; o ai primi di settembre al Campiello. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ma in questi casi, più che le vacanze, può l’amore. Difficile che sia di gruppo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                                </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
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		<title>Terroni</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 09:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha scalato per settimane le classifiche dei saggi più venduti, e da settimane è stabilmente al primo posto, senza segnali di flessione, anzi. E parliamo di un autore – Pino Aprile – di lungo e onorato corso giornalistico, ma non famosissimo, né noto alle patrie tv. Per di più il suo libro ha un titolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Ha scalato per settimane le classifiche dei saggi più venduti, e da settimane è stabilmente al primo posto, senza segnali di flessione, anzi. E parliamo di un autore – Pino Aprile – di lungo e onorato corso giornalistico, ma non famosissimo, né noto alle patrie tv. Per di più il suo libro ha un titolo – <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Terroni</em> (Piemme) – che sembra poter allettare soltanto dei veteroleghisti, arcaici come l’espressione ancora usata con disprezzo per indicare gli italiani del Sud.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span id="more-360"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Invece <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Terroni </em>è la rivendicazione dell’orgoglio meridionale, oltre che un tentativo di spiegare – in modo appassionato e polemico – come l’Unità d’Italia abbia danneggiato il Sud e quanto sia costata ai suoi abitanti: ridotti, decennio dopo decennio, a italiani di seconda scelta, forza lavoro malsopportata al Nord, presunti pelandroni e certamente similmafiosi nelle loro terre.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Buttato di traverso alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità, il libro di Aprile non ha il pregio del rigore storiografico, ma quello di una furia iconoclasta nel raccontare fatti noti soltanto agli storici, fatti tenuti nascosti a tutti gli studenti che si sono seduti sui banchi delle scuole italiane dal 1861 a oggi. Dunque ignoranti anche dagli stessi meridionali: che Adesso – non soltanto loro – scoprono certe verità in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Terroni</em> e ne fanno una sorta di Bibbia delle rivendicazioni del Sud. Sostenuto com’è dai numerosi – piccoli ma combattivi – gruppi neoborbonici come dal Partito del Sud di Antonio Ciano, sindaco di Gaeta, il volume di Aprile potrebbe diventare il testo sacro di una futura Lega Meridionale, contrapposta a quella di Bossi: specialmente se l’attuazione del federalismo fiscale provocherà i danni che al Sud tutti si aspettano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Da tutto ciò nasce il successo di un saggio violento quanto ben scritto, che sa portare un’idea dove vuole farla arrivare. A causa del suo ben maggiore equilibrio non ebbe lo stesso successo un libro bello come <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sud. Un viaggio civile e sentimentale</em>, di Marcello Veneziani (Mondatori 2009). E<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>per lo stesso motivo temo che non avrà lo stesso successo (corna e stracorna) il mio <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio</em>, in uscita a fine anno, sempre da Mondadori. Il successo di Aprile era prevedibile, e non a caso appena <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Terroni </em>uscì organizzai un dibattito in piazza fra lui, Veneziani e me, che si terrà a Monopoli il 5 agosto nell’ambito del progetto Cantiere Cultura. Saranno interessanti soprattutto le reazioni del pubblico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Le mie tesi non sono dissimili da quelle di Aprile, anche se equilibrate dai necessari <em style="mso-bidi-font-style: normal;">distinguo</em>, e anche se non sono “terrone” come lui. L’annessione del Sud fu una guerra di annessione e di conquista, spietata e brutale. Il Regno delle Due Sicilie non era il paradiso in terra, certo, ma neppure l’inferno. Il paternalismo borbonico permetteva pure ai più poveri di vivere decentemente anche nelle condizioni di arretratezza feudale con le quali venivano gestite le terre coltivabili. La vita culturale, almeno quella alta, era di tutto rispetto. Le industrie, in particolare quelle metalmeccaniche e tessili, erano all’altezza – e a volte superiori – a quelle del Nord. Soprattutto, le casse dello Stato e la circolazione monetaria erano più ricche che nel resto d’Italia messo insieme. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Denaro, terre e industrie facevano gola ai Savoia, molto meno romantici di patrioti, il cui motto era: “L’Italia è un carciofo da mangiare foglia a foglia.” Infatti l’ex Regno delle Due Sicilie venne depredato di tutto: l’oro delle sue banche venne per lo più reinvestito al Nord, le industrie smantellate e trasferite più vicino alle Alpi; le terre, anche quelle sottratte al clero, non furono date ai contadini – come aveva promesso Garibaldi – ma cedute a basso prezzo alla borghesia settentrionale o agli antichi feudatari divenuti improvvisamente filounitari.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>A rimetterci fu il popolo, che d’improvviso si vide sconvolta l’esistenza da invasori (i cosiddetti plebisciti furono una truffa di Stato) che imponevano regole e leggi tali da cancellare con un tratto di penna abitudini secolari: basti pensare alla leva obbligatoria imposta dal nuovo Stato. Fu così che nacque il fenomeno sprezzantemente definito “brigantaggio”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Gli uomini che sono passati alla storia (per modo di dire, perché i testi di storia ne parlano pochissimo) come “briganti”, a volte erano veri banditi, ma oggi li chiameremmo partigiani. Fu una guerra civile, la lotta che si svolse fin dal 1860 fra “i piemontesi” e decine di migliaia di contadini saliti sui monti e appoggiati da buona parte della popolazione. Il neonato Regno d’Italia, per stroncare la ribellione, dovette impiegare quasi metà dell’esercito e – dall’agosto del 1863 – un provvedimento liberticida, la legge Pica, che metteva in stato d’assedio quasi tutto il Sud. Una legge che permetteva ai tribunali militari di fucilare chiunque senza possibilità d’appello e che – per la prima volta nella nostra storia – premiava i presunti “pentiti” con denaro e libertà facile. Solo così il fenomeno venne sconfitto, negli anni successivi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Nel frattempo, però, c’era stato un numero non calcolabile di morti (i documenti furono in gran parte distrutti). Fra i militari, di certo, ci furono più caduti che i 7/8.000 di tutte e tre le guerre d’indipendenza messe insieme. Fra i “terroni” si possono calcolare almeno centomila vittime, fra morti in combattimento, in prigione, fucilati, per stenti e malattie. Le crudeltà, come in tutte le guerre civili, furono efferate: se alcuni briganti mutilavano i soldati e ne mangiavano il cuore, i soldati stupravano, saccheggiavano, esibivano le teste mozzate dei nemici. Incendiavano paesi interi, come Pontelandolfo e Casalduni, completamente rasi al suolo per vendicare l’uccisione di 40 bersaglieri. E Pino Aprile non usa mano leggera, per un paragone con i metodi usati dai nazisti nella Seconda guerra mondiale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Le conseguenze principali furono sostanzialmente tre, a “pacificazione” avvenuta. Prima di tutto, la spaventosa miseria del Sud, che tra fine Ottocento e inizio Novecento costrinse milioni e milioni di meridionali a emigrare in Europa e nelle Americhe. Seconda conseguenza, una sorta di rassegnazione rancorosa da parte dei conquistati, sintetizzabile con la frase: “Ci avete voluto? Adesso manteneteci.” Infine il brigantaggio – e il modo usato per combatterlo – rafforzarono a dismisura mafia, camorra e ‘ndrangheta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Oggi possiamo dire che anche il meridione d’Italia ha finito – molto tardivamente - per trarre vantaggi dall’Unità. Ma non è possibile dire se, rimasto indipendente, avrebbe finito per somigliare più a uno staterello balcanico o nordafricano, o sarebbe diventato una terra felice, con tutte le sue genti al sole, con un’economia propria, il turismo e un ruolo rilevante nel Mediterraneo. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Di certo, nascondere quel che avvenne non è servito a una crescita del Paese e della nostra coscienza nazionale: in quasi ogni famiglia del Sud si tramanda il ricordo di antichi lutti, di antichi soprusi subiti. E’ per questo che il libro di Pino Aprile – che arriva come uno schiaffo in faccia a chiunque lo legga – ottiene tanto successo. E’ come svegliarsi e scoprire che l’incubo appena sognato era una realtà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                              </span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
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		<title>Ragazzo padre</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 07:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[Per indagare su Cristiano Ronaldo non ho chiesto a un tifoso, ma a una donna di gusto sicuro: «È un gran bono», è stata la risposta a bruciapelo. Contento per lui, ma l’ultima notizia su di lui lascia più che perplessi. Non si tratta dell’eliminazione del Portogallo dai campionati del mondo, bensì della sua paternità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="xtesto_notizie">Per indagare su Cristiano Ronaldo non ho chiesto a un tifoso, ma a una donna di gusto sicuro: «È un gran bono», è stata la risposta a bruciapelo. Contento per lui, ma l’ultima notizia su di lui lascia più che perplessi. Non si tratta dell’eliminazione del Portogallo dai campionati del mondo, bensì della sua paternità, annunciata sulle pagine di Facebook e di Twitter: «È con grande gioia ed emozione che annuncio di essere recentemente diventato padre di un bambino».</p>
<p class="xtesto_notizie"><span id="more-359"></span> </p>
<p class="xtesto_notizie">Bene, bravo, fa piacere che un giovane uomo decida di diventare padre. Oltretutto, è il secondo pensiero, beato bambino: figlio di un gran bono, per di più celebre e ricchissimo, nasce con tre camicie, anzi con tre maglie numero 10. Ma ecco il seguito della notizia: «Come convenuto con la madre, che preferisce mantenere il riserbo sulla sua identità, mio figlio sarà sotto la mia tutela esclusiva». Che vuol dire? La scelta delle parole è chiarissima: la mamma rinuncia al bambino, cedendolo (passandolo?) al calciatore. Il quale, altrettanto chiaramente, ha preteso che così fosse.</p>
<p class="xtesto_notizie">Lasciamo ai giornali specializzati la scoperta (certissima e imminente) di chi sia la donna e di quali siano le sue motivazioni: ovvero se abbia incastrato il bel Ronaldo o se abbia ceduto il figlio - non gratis, suppongo - perché il padre voleva il bambino ma non lei. Una mamma simile, comunque sia andata, forse è meglio perderla che averla.</p>
<p class="xtesto_notizie">Sì, ma il padre? Sia nell’ipotesi migliore (incastrato), sia in quella peggiore (cessione), ha deciso che fare il ragazzo padre sia meglio che mettere su famiglia. Certo, è comprensibile: pare che Cristiano, 25 anni, valutato e pagato non so quante decine di milioni di euro, sia un dongiovanni già incallito; leggo sui notiziari che anni fa si parlò anche di festini di gruppo ecc. Insomma, se la spassa, e la famiglia non aiuta certi divertimenti.</p>
<p class="xtesto_notizie">Sì, ma il bambino? Già siamo informati che la nonna Dolores e le zie Elma e Katia - felicissime - se ne stanno occupando. Sia data lode al cielo anche per la certezza che al pupo non mancheranno balie, tate e serventi a profusione. E però crescerà senza madre, che come handicap non è mica da poco. Anche perché il padre è un bellimbusto che durante l’ultima partita persa ha sputato contro le telecamere; non dà esattamente segni di stabilità e autocontrollo. La vicenda, ahimè, richiama alla mente quella di Michael Jackson (un altro che non avrei voluto come padre), che nel 2002 generò Prince Michael Jackson II, da madre ignota, ovvero affittando un utero.</p>
<p class="xtesto_notizie">Intendiamoci, sono convinto che nascere sia sempre meglio che non nascere, anche se con un genitore solo. Mi spingo a dire - sebbene sappia che molti lettori non sono d’accordo - che nascere da due madri o da due padri - omosessuali, come sempre più spesso sta avvenendo nel mondo - è meglio che non nascere. Ma in quei casi c’è di mezzo l’amore, omosessuale quanto volete ma amore. Quei bambini avranno due genitori, per quanto inconsueti: in genere, uno con un ruolo maschile e l’altro con il ruolo femminile. E i figli saranno tanto più amati quanto più sono stati voluti affrontando leggi, convenzioni, difficoltà e giudizi di ogni genere. Nel caso del bambino portoghese, invece, si sente solo odore di denaro, di un baratto, di un «voglio così perché me lo posso permettere».</p>
<p class="xtesto_notizie">Quello che Ronaldo non può comprare è il silenzio: «Nessuna informazione ulteriore sarà fornita su questo tema», ha dichiarato, «e chiedo a tutti di rispettare pienamente il mio diritto alla privacy (e quella del bambino), almeno su questioni personali come queste». Ci fa o ci è? Un personaggio talmente pubblico sa che il suo diritto alla privacy è limitato. Ci auguriamo che quella del neonato (messa fra parentesi) sia rispettata fino in fondo, ma nessuno potrà impedire all’universo intero di discutere su questa paternità senza maternità, su questa maternità senza figliolanza, su questa partita di pallone con una squadra sola. E in cui il pallone sono tre o quattro chili di essere umano indifeso.<br />
Auguri, piccolo.</p>
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		<title>Fucilazione: la barbarie più onesta</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 10:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono contrario alla pena di morte per almeno tre buoni motivi. 1) I cittadini e lo Stato non possono e non debbono mettersi sullo stesso piano di un assassino, applicando la selvaggia e primitiva legge del taglione; non è con la violenza che si risolvono i problemi sociali. 2) L’ergastolo - ovvero passare il resto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono contrario alla pena di morte per almeno tre buoni motivi. 1) I cittadini e lo Stato non possono e non debbono mettersi sullo stesso piano di un assassino, applicando la selvaggia e primitiva legge del taglione; non è con la violenza che si risolvono i problemi sociali. 2) L’ergastolo - ovvero passare il resto della vita chiusi in una cella - mi sembra una pena se possibile ancora peggiore della morte; ma questa è una sensazione personale. 3) Non è una sensazione personale, invece, che spesso si siano condannati degli innocenti: un errore che non si può correre, in nessun caso.<br />
<span id="more-358"></span></p>
<p>Finita la premessa indispensabile, l’argomento da dibattere è la decisione di Ronnie Lee Gardner, pluriassassino di 49 anni (oltre 25 trascorsi in carcere), che all’iniezione letale ha preferito il plotone d’esecuzione, come consentivano le leggi dell’Utah. A molti è sembrata un’ulteriore barbarie. Io dico - ribadita la mia contrarietà alla condanna capitale - che è un segno di civiltà.<br />
Se è civile consentire a un condannato di scegliere l’ultima cena, è ultracivile consentirgli un’alternativa al modo in cui gli verrà somministrata la morte: pensare il contrario significa mettersi sullo stesso piano di chi, di fronte a un assassino efferato, sostiene «io gli farei questo e quest’altro», elencando le torture più tremende.<br />
In questo caso la scelta era fra l’iniezione letale e la fucilazione. «Iniezione letale», che passa per il metodo più civile, vuol dire iniettare nel sangue del condannato un misto di barbiturici, agenti chimici paralizzanti e rilassanti. In realtà vengono fatte tre iniezioni (a distanza, in modo completamente asettico), da tre persone diverse, in modo che nessuno possa sapere quale delle tre è quella mortale; e non sempre la faccenda è indolore, tutt’altro: e il cuore può continuare a battere fino a quindici minuti dopo.<br />
Fucilazione significa che cinque tiratori scelti ti sparano al cuore: anche in questo caso uno dei fucili è caricato a salve, ma la morte è istantanea, dunque la più indolore che si possa immaginare.<br />
Eppure, persino l’Utah, l’unico Stato americano che consentiva la scelta, nel 2004 è tornato all’iniezione letale obbligatoria. Ronnie Lee Gardner ha potuto scegliere in quanto condannato prima che la legge cambiasse. La fucilazione viene considerata barbara perché è un metodo antico e perché si versa il sangue, perché un uomo viene messo faccia a faccia con altri uomini che lo uccidono. Abbiamo cercato di cancellare la barbarie con strumenti tecnologici «puliti», come la sedia elettrica, e che comunque non implichino il rapporto frontale ucciso/uccisore. È un’ipocrisia.<br />
Anche io avrei scelto di venire fucilato. E non soltanto per essere sicuro di soffrire il meno possibile. Avrei scelto di essere fucilato perché avrei voluto morire come da sempre muoiono gli uomini ritenuti colpevoli: colpito al cuore, non avvelenato come una cavia da laboratorio o fritto su una sedia come uno sciame di zanzare. Vorrei che lo Stato, il quale si ritiene in diritto di uccidermi, lo faccia a viso aperto, mettendomi di fronte a un gruppo di suoi uomini, rappresentanti delle forze dell’ordine. Volontari, beninteso, e quindi fieri, o lieti, di spararmi al cuore. Proprio come loro, avrei voluto che - almeno in quel momento supremo - non ci si nascondesse dietro il dito modesto dell’ipocrisia.<br />
Per fortuna, in Italia non abbiamo di questi problemi. Ma ne stiamo per affrontare un altro, ancora più delicato, nel già delicato tema dei trapianti: la possibilità che i carcerati possano donare degli organi, per il momento un rene. C’è chi si oppone sostenendo che potrebbe essere una donazione non del tutto disinteressata, bensì con la speranza di ricavarne vantaggi di pena. E se anche fosse? Pure la «buona condotta» - non sempre spontanea - consente sconti di pena. Qui, semplicemente, correndo dietro la spaccatura dell’etica in quattro, si perde di vista il problema principale: che qualcuno ha disperato bisogno di un rene. Ed essere carcerati - cioè privati della libertà - non può privare di tutte le libertà, soprattutto di quelle che possono far del bene al prossimo.</p>
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		<title>Padri</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 19:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[Luigi Castaldi
http://malvinodue.blogspot.com &#124; luigicastaldi@gmail.com &#124; 151.56.39.177
Sul congedo obbligatorio di paternità si confrontano, sulla prima pagina de il Giornale di oggi, Giordano Bruno Guerri, favorevole, e Vittorio Feltri, contrario, dandoci una splendida occasione per non entrare nel merito, che essi stessi paiono eludere e che sta tutto nell’obbligatorietà prevista dal ddl a firma di Barbara Saltamartini. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #2583ad; font-size: x-small;">Luigi Castaldi<br />
</span></strong><a href="http://malvinodue.blogspot.com"><span style="color: #666666;">http://malvinodue.blogspot.com</span></a> | <a href="mailto:luigicastaldi@gmail.com"><span style="color: #666666;">luigicastaldi@gmail.com</span></a> | <a href="edit-comments.php?s=151.56.39.177&amp;mode=detail"><span style="color: #666666;">151.56.39.177</span></a></p>
<p>Sul congedo obbligatorio di paternità si confrontano, sulla prima pagina de il Giornale di oggi, Giordano Bruno Guerri, favorevole, e Vittorio Feltri, contrario, dandoci una splendida occasione per non entrare nel merito, che essi stessi paiono eludere e che sta tutto nell’obbligatorietà prevista dal ddl a firma di Barbara Saltamartini. Con Guerri e Feltri siamo – prima di tutto e quasi del tutto – di fronte a due diversi modi di intendere la paternità.<br />
<span id="more-357"></span></p>
<p>Nel primo caso, abbiamo un uomo divenuto padre a 55 anni, dopo un’esistenza ricca di esperienze, in gran parte appaganti. Un uomo che parla della sua infanzia [1] come di un felice laboratorio esistenziale e della sua paternità [2] come un approdo ancor più felice.<br />
Nel secondo caso, abbiamo un uomo indurito dalla vita: “Dopo la morte prematura di suo padre, infatti, sua madre dovette andare a lavorare per mantenere i tre figli. Furono anni duri”, dice Luciana Baldrighi che ne ha raccolto le confessioni in Feltri racconta Feltri (Sperling &amp; Kupfer, 1997); e lui: “Sì, ma non ne parlo volentieri. […] Accanto al cancello del palazzo c’era un campanello, suonava ogni volta che qualcuno passava. E a ogni scampanellata mi precipitavo alla finestra nella speranza di vedere arrivare mia madre. Succedeva anche trenta o quaranta volte per sera: non era mai lei. Così quelle corse verso vetri sempre appannati di umidità e delusione mi sono rimaste impresse nella memoria. […] Non ho mai trovato niente in famiglia: nessun incoraggiamento, nessun appoggio. Nessun supporto morale e anche poco aiuto materiale. Magari c’era, ma io non l’ho trovato. Ero il più piccolo quando morì mio padre. E rimasi solo” (pagg. 57-58).<br />
A tutto questo si può sopravvivere solo indurendosi, finendo per ritenere superflua la tenerezza, fino a considerarla vacuo esercizio di sdilinquimenti e svenevolezze: si può rimuovere un’infanzia come quella di Feltri solo in un ideale di maternità (e ancor più di paternità) essenzialmente finalizzati alla sopravvivenza materiale della prole. Il dolore per tutto ciò che non si è avuto può essere superato solo nel convincersi che era irrilevante.<br />
“Ogni volta penso quanto siamo fortunati, Nicola e io, perché lavoro a casa e le nostre reciproche assenze sono così brevi”, scriveva Guerri. Feltri, invece, si raccontava così: “Ai figli non ho insegnato niente. Ho solo cercato di comportarmi in modo decoroso. Pensavo: se verrà loro in mente di prendermi come modello non faranno scemenze. Adesso che ho passato i 50 anni li trovo divertenti, simpatici, interessanti. […] In questi ultimi anni ho molto rinsaldato i legami affettivi con loro” (pagg. 75-76).<br />
È naturale che, oggi, sul congedo obbligatorio di paternità, il primo scriva: “Rientreranno in ufficio con una marcia in più, a aumentare la loro produttività, come padri di famiglia e come uomini responsabili di qualcosa che non ha prezzo”; e il secondo: “Poche balle. […] Quattro giorni di congedo per fare quattro passi all’ospedale sono troppi per fugare il sospetto che si tratti di ossequio a una moda insulsa”.<br />
Rimarrebbe, a parte, la questione di merito, che a me pare l’obbligatorietà. Ma perché discuterne?</p>
<p>[1] <a rel="nofollow" href="http://www.giordanobrunoguerri.it/gp/biografia.htm"><span style="color: #666666;">http://www.giordanobrunoguerri.it/gp/biografia.htm</span></a><br />
[2] <a rel="nofollow" href="http://www.ilgiornale.it/interni/la_mia_gioia_essere_papa/18-10-2007/articolo-id=213856-page=0-comments=1"><span style="color: #666666;">http://www.ilgiornale.it/interni/la_mia_gioia_essere_papa/18-10-2007/articolo-id=213856-page=0-comments=1</span></a></p>
<p>Da <a href="http://leo.caligiuri.it/gbgblog/?p=356#comment-37652"><span style="color: #666666;">Per i padri, una legge giusta</span></a>, 15/06/2010 at 16:26:10</p>
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		<title>Per i padri, una legge giusta</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 07:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra i disegni di legge che la Camera ha incominciato a prendere in esame mercoledì scorso, uno colpisce parecchio la nostra attenzione: «Congedo di paternità obbligatorio». Si tratta di un provvedimento che, se diventerà legge, metterà i padri davanti a un dovere «legale», non più a congedo facoltativo, oggi richiesto dal 4 per cento scarso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra i disegni di legge che la Camera ha incominciato a prendere in esame mercoledì scorso, uno colpisce parecchio la nostra attenzione: «Congedo di paternità obbligatorio». Si tratta di un provvedimento che, se diventerà legge, metterà i padri davanti a un dovere «legale», non più a congedo facoltativo, oggi richiesto dal 4 per cento scarso dei neopapà. Il genitore, subito dopo la nascita del bambino, dovrà stare accanto al neo nucleo familiare per quattro giorni, senza perdere un euro di stipendio.</p>
<p><span id="more-356"></span><br />
Le proposte di legge all’esame della commissione Lavoro di Montecitorio sono due, molto armoniche fra loro. Per prima è arrivata quella del Pd, scritta da Alessia Mosca, seguita subito da quella del Pdl, presentata da Barbara Saltamartini, che indica in questo primo passo la necessità di conseguire un obiettivo fondamentale, cioè di «passare dalle pari opportunità alle pari responsabilità. E quindi pensare non alla tutela delle donne, ma ad un sistema che consenta alla famiglia di organizzarsi». Splendida idea.<br />
In Europa la tendenza a questa nuova concezione della paternità ha preso piede da tempo e non mancano esempi positivi: in Portogallo per esempio, dove il congedo obbligatorio dei padri è previsto dal 2002, la percentuale è salita dal 2 al 22 per cento. Una vera rivoluzione al sapor di pannolino. Certo, c’è da chiedersi se i datori di lavoro, pubblici e privati, accetteranno di buon grado questa «spesa» in più, mentre la crisi stringe un po’ ovunque i lacci delle tasche. Dobbiamo però considerare che, in un Paese con un tasso di natalità dell’1,2 per cento, come l’Italia, quei quattro giorni congedo non faranno tracollare le finanze. Anzi, giurerei che quei lavoratori, gratificati dal ruolo divenuto indispensabile - per legge e non solo per sentimento - rientreranno in ufficio con una marcia in più, a aumentare la propria produttività, come padri di famiglia e come uomini responsabili di qualcosa che non ha prezzo.<br />
Raramente come in questo caso una proposta di legge va salutata come uno strumento per modificare l’assetto non solo tecnico, ma anche e soprattutto etico della società. Partire dalla famiglia, individuando e ben delineando doveri e responsabilità di entrambi gli individui che costruiscono il nucleo sul quale da sempre si regge la società civile pone le sue fondamenta: è un ottimo spunto per migliorare la condizione delle famiglie e soprattutto delle donne, che mai e poi mai dovrebbero sentirsi sole in giornate speciali, traumatiche e faticosissime come quelle subito successive al parto.<br />
Inoltre, fermo restando il ruolo, prezioso e insostituibile delle mamme, affermare per legge che il padre ha il dovere di essere presente 24 ore su 24 almeno nei primi quattro giorni di vita del proprio figlio (senza fughe dell’ultimo momento magari per un lavoro lasciato a metà), è cosa molto bella, oltre che utile e saggia. Pare che il corpo abbia memoria sin dai primi momenti di vita: ricordare quattro braccia, ugualmente amorevoli, nei primi giorni in cui si viene catapultati nel mondo, non potrà che regalarci individui migliori. E chissà, dopo quei quattro giorni d’intensa vicinanza, i padri saranno più attenti alle loro preziose creature, portando per sempre il loro odore indifeso, magico e neonato nelle narici e nel cuore.</p>
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		<title>Tommaso Campanella</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 20:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[“Io nacqui a debellar tre mali estremi; / tirannide, sofismi, ipocrisia [...] / Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, segno, / tutti a que&#8217; tre gran mali sottostanno / che nel cieco amor proprio, figlio degno / d&#8217;ignoranza, radice e fomento hanno.” Non c’è miglior presentazione, per Tommaso Campanella, di questi suoi versi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; color: black; font-size: 10pt;">“Io nacqui a debellar tre mali estremi; / tirannide, sofismi, ipocrisia [...] / Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, segno, / tutti a que&#8217; tre gran mali sottostanno / che nel cieco amor proprio, figlio degno / d&#8217;ignoranza, radice e fomento hanno.”<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> </em>Non c’è miglior presentazione, per Tommaso Campanella, di questi suoi versi tratti da <em>Delle radici de&#8217; gran mali del mondo.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; color: black; font-size: 10pt;"><em><span id="more-355"></span></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; color: black; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; color: black; font-size: 10pt; mso-bidi-font-style: italic;">Nacque a Stilo, in Calabria, il 5 settembre 1568, in una famiglia misera, più che povera. L’unico modo per studiare era entrare nel clero e Tommaso, a tredici anni, fu attirato dall’eloquenza e della cultura dei domenicani. Domenicano era anche Giordano Bruno, che aveva vent’anni di più e finì sul rogo. La sorte di Tommaso sarebbe stata appena migliore, nella Chiesa della controriforma.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; color: black; font-size: 10pt; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Dotato di una memoria straordinaria, dopo avere studiato di tutto – filosofia, medicina, matematica, giuristi e politici, umanisti e poeti, teologi cristiani, arabi, ebraici – finisce presto sotto l’occhio severissimo del Sant’Uffizio, ma non se ne cura. A Bologna conosce Galileo Galilei, ne diventa e ne rimane amico. Accusato anche lui di eresie teologiche e filosofiche, nel 1594 – a ventisei anni – viene chiuso nel carcere di Castel Sant’Angelo, dove si troverà con Giordano Bruno. Al contrario di Bruno, Campanella per salvarsi la vita abiura e si presenta come paladino della controriforma con il <em>Dialogo politico contro luterani, calvinisti ed altri eretici. </em>Scarcerato dopo due anni, si rimette subito nei guai, nella sua Calabria, dove ordisce una congiura contro l’autorità spagnola e contro le corrotte gerarchie ecclesiastiche, viste entrambe – a buona ragione – come le cause dell’impoverimento e dell’oppressione della sua terra. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; color: black; font-size: 10pt; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Arrestato e torturato, anche per 36 ore di fila, si salva fingendosi pazzo per sedici mesi. Ma passerà quasi tutto il resto dell’esistenza in prigione: 27 anni. In compenso può scrivere. <em>La</em> <em>città del Sole</em>, summa del suo pensiero visionario di radicale trasformazione della società e della religione, è del 1602. Due anni dopo viene trasferito nel più tremendo dei carceri, in condizione da far diventare davvero pazzo chiunque: “Mi sto dentro una fossa d’acqua puzzolente dove mai non vedo giorno, sempre inferrato e morto di fame e di mille afflizioni. (…) Sono accusato per ribello ed eretico, per lo che otto anni cominciano che sto sepolto: e dico che la mia eresia è come quella di Socrate che per essere più pio de gli altri fu stimato empio, e così morto.”</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Venne scarcerato nel 1626 grazie al papa Urbano VIII, che intercedette presso il re di Spagna. Portato a Roma sotto il controllo del Sant’Uffizio, venne liberato definitivamente nel 1629 e diventò addirittura consigliere di Urbano, ma soltanto per le questioni astrologiche. Rischiò di finire ancora in carcere cinque anni dopo, per una nuova rivolta calabrese, condotta da uno dei suoi antichi seguaci, e riuscì a riparare in Francia, accolto benevolmente da Luigi XIII e protetto dal cardinale Richelieu. Rifugiato nel convento parigino di Saint-Honoré, gli restavano cinque anni di vita. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                                                                </span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">gbg</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; color: black; font-size: 10pt; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"></span></p>
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		<title>GIUSEPPE PREZZOLINI: &#8221; POETI A MODO MIO &#8220;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 20:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Lugano, 5 febbraio 1982, tardo pomeriggio presso la libreria Melisa

 
Cari ascoltatori di Lugano, io credevo di venire a una lettura di poeti, ma ho sentito anche delle lezioni di letteratura!
Non mi aspettavo che un professore ricevesse delle lezioni. Ma sono abituato dal tempo. Quando ero giovane andavo a sentire le lezioni dei professori. Dopo, quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Lugano, 5 febbraio 1982, tardo pomeriggio presso la libreria Melisa</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Cari ascoltatori di Lugano, io credevo di venire a una lettura di poeti, ma ho sentito anche delle lezioni di letteratura!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Non mi aspettavo che un professore ricevesse delle lezioni. Ma sono abituato dal tempo. Quando ero giovane andavo a sentire le lezioni dei professori. Dopo, quando diventai un professore, andai a sentire le lezioni dei professori. I miei colleghi ne sapevano più di me quando andai in America e mi trovai costretto a spiegar delle cose che non avevo mai letto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> <span id="more-354"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Ora ho scelto un poeta, da leggere sta sera; che suppongo non sia conosciuto da nessuno ma, se c`è qualcheduno che ha letto le poesie di Campanella, alzi il braccio. (nessuno alza il braccio)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Ecco, allora sono un uomo utile. In questi dieci minuti vi dirò qualche cosa di un uomo nuovo per voi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">È un frate, un frate del seicento, nato nel 1568 e morto nel 1639. Nella sua vita ha passato 27 anni in carcere. Abilissimo nell`usare tutte le forze del carcere. Era diventato simpatico ai suoi carcerieri&#8230;..e alle donne dei suoi carcerieri.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Era un uomo incredibile; nato in un piccolo paese del sud dell`Italia, era diventato un uomo universale, perchè pensava con la mente di Dio; credeva di pensare come Dio, di essere il Dio del momento e si rivolgeva non ai napoletani del suo regno, ma a tutto l`universo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Quindi noi siamo di fronte al fenomeno curioso di un uomo, di un semplice figlio di contadini che arriva con la mente a colpire tutte le più grandi idee del tempo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">È<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>conoscente e impara anche che esiste Galileo e che Galileo ha trovato la circolazione dei mondi. E questo non lo spaventa, anzi lo rafferra nella sua più ferma opinione che il mondo è tutto abitato, che non solo ognuno di noi, ma che la terra è un essere vivo, che gli astri sono degli esseri vivi, che la luna ha un`anima, che la terra ha un`anima e in questa lotta di anime si compone la personalità di Dio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Dio è il Dio della lotta fra le parti di sè stesso e queste parti di sè stesso collaborano a una grande opera, una grande opera che è come il mangiare. Dio mangia, Dio mangia le anime; Dio le mangia, le fa germogliare dentro il suo corpo e le restituisce rinnovate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Quindi, con i suoi superiori ( Campanella ) trova sempre il modo si scansare le obiezioni che si potrebbero fare a un cattolico dicendo: &#8221; ma io credo in Dio e credo in Dio onnipossente; soltanto conosco i valori di ciascuna persona; anche del più piccolo animale&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Gli animali sono come l`uomo, ma l`uomo è come gli animali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Questa vittima dell`Inquisizone ha lasciato parecchie opere in latino, in italiano e molti versi nella sua lingua italiana, che è l`unica lingua sincera del seicento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Nello stesso momento che abbiamo il fenomeno del Marino, dell`uomo della poesia stucchevole, della poesia fermentata studiata per piacere al pubblico, ( Campanella è ) uno che si infischia del piacere al pubblico che parla con la verità, con la verità dei sensi, che sente la virtù dei sensi, la forza dei sensi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Questa è una poesia che fa di questo uomo qui un precursore delle dottrine più socialiste, comuniste. Tanto che molti studiosi russi sono venuti a studiarle in Italia. Perchè è un precursore di Marx. È curioso che venissero a studiare in Italia un precursore della loro epopea.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Eccolo qua; lo leggo perchè non lo so a memoria. L`ho letto parecchie volte da quando ero giovane:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">( Il titolo della poesia é &#8221; Della plebe &#8220;, n.d.c.)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">&#8221; Il mondo è una bestia varia e grossa, </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">ch` ignora le sue forze; e però stassi</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">a pesi e botte di legni e di sassi, </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">guidato da un fanciul che non ha possa&#8221;</span></em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Questa massa è giudata da un bambino, da un bambino-re; eppure non lo sa, non lo sa che può essere lui il re.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Il popolo potrebbe essere il re, ma non lo è, perchè è vigliacco.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">&#8220;Chi egli potrà disfar con una scossa:&#8221;</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Basterebbe che si scrollasse, e il re cadrebbe.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">&#8221; Ma lo teme e lo serve a tutti spassi&#8221;</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">E il popolo si presta alle feste del re.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">&#8221; Nè sa quanto è temuto, che i bombassi </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">fanno un incanto, che i sensi gl`ingrossa&#8221;.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Sui bombassi si è discusso molto in Italia dai commentatori che cosa volesse dire: probabilmente strumenti di ingrandimento delle parole, come noi oggi purtroppo conosciamo attraverso la radio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">&#8220;Cosa stupenda! e s`appicca e imprigiona&#8221;</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Vedete la figura di questo popolo che permette che s`appicca e si imprigiona sè stesso, che crea le ragioni per cui il tiranno lo sottomette, lo porta alla morte e alla vergogna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">&#8220;&#8230;..e s`appicca e imprigiona </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">con le man proprie, e si dà morte e guerra </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">per un carlin di quanti egli al re dona.&#8221;</span></em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Un carlino era il centesimo nostro e con un centesimo che paga al sovrano (il popolo) si fa impiccare e maneggiare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">&#8221; Tutto è suo quanto sta fra cielo e terra; </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">ma no`l conosce: e se qualche persona </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">di ciò l`avvisa, é l`uccide e l`atterra&#8221;.</span></em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Quando voi difendete il popolo siete ricompensati con la morte. Il popolo vuole essere ingannato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">È una cosa spettacolosa come in quattordici versi si raggiunga una filosofia e una metafisica! </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Non ho altro da dire ( applausi ).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">aggiunge sotto voce: ( non avevo forza per dare più a lungo lettura&#8230;)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Casarin</span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">: credo che il pubblico abbia gradito un Prezzolini inedito. Un Prezzolini abituato sempre nelle conferenze, nelle varie aule magne, nei licei, nelle università, ed è stata una gioia mia; ho quasi le lacrime agli occhi. Perchè ho fatto il conto ieri sera assieme a mia moglie, dato che non sono un matematico. Oggi sei arrivato a 36`535 giorni. Chissà quanti giorni ancora per poter arrivare a quanti anni! Ed è stata ancora una gioia mia: in tre anni sei venuto qui da noi per la quarta volta. E tutte le volte dicevi: no, basta, sai che cosa vengo a fare un libreria? I miei libri se vanno o non vanno: tanto se la gente vuol comprare i miei libri, li compra anche senza venire. Ed è stata ancora la cosa migliore, la cosa più bella per il mio cuore quando l`altro ieri mi hai detto si, vengo in libreria, vengo e facciamo i &#8221; poeti a modo mio&#8221;. ( applausi )</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">C`è una magnifica bibliografia che ha fatto suor Margherita Marchione: &#8221; Prezzolini, un secolo di attività. Lettere inedite e bibliografia di tutte le opere&#8221; a cura di Margherita Marchione. Qui dentro c`è da conoscere tutto il Prezzolini edito ed inedito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT-CH;" lang="IT-CH">Grazie signori, grazie! (applausi)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
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		<title>Prezzolini commenta Campanella</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 20:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Immagino che chi arriva a compiere cento anni si chieda: “E ora?” Non fu il caso di Giuseppe Prezzolini, che – superato il secolo – continuò a fare tranquillamente quello che faceva prima: studiare, leggere, scrivere, incontrare gli amici, dire la sua, parlare in pubblico. Negli ultimi tre anni, a Lugano, aveva già tenuto tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Immagino che chi arriva a compiere cento anni si chieda: “E ora?” Non fu il caso di Giuseppe Prezzolini, che – superato il secolo – continuò a fare tranquillamente quello che faceva prima: studiare, leggere, scrivere, incontrare gli amici, dire la sua, parlare in pubblico. Negli ultimi tre anni, a Lugano, aveva già tenuto tre conferenze nella libreria Melisa, del suo amico Casarin, e non certo per vendere libri. <span id="more-353"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Era il 5 febbraio 1982, e al grande scrittore rimanevano ancora cinque mesi e nove giorni di vita. Fu, se non salteranno fuori altri documenti, il suo ultimo intervento in pubblico, non meno vivace o originale di tutti i precedenti, migliaia e migliaia. A presentarlo, oltre a Casarin, c’era Grytzko Mascioni (1936-2003), un raffinato intellettuale che anch’io ho avuto il bene di conoscere, prima della sua scomparsa prematura. Valtellinese, era stato uno dei fondatori, e per trent’anni animatore della Televisione della Svizzera Italiana. In quel 1982 era presidente del Pen Club locale, poi sarebbe diventato direttore dell’Istituto italiana di Cultura in Slovenia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Prezzolini era accompagnato dalla sua “allieva”, la suora della congregazione Maestre Pie Filippini, Magherita Marchione, docente di letteratura italiana in università americane, studiosa di Rebora, Prezzolini, Pio XII. All’epoca aveva sessant’anni, e oggi mi risulta ancora vivente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>A testimonianza dell’antico e fattivo amore di Prezzolini per la poesia, Mascioni si presentò all’incontro con un volume di Camillo Sbarbaro, tradotto in svedese con testo a fronte in inglese. Sbarbaro, come Ungaretti e Montale, fu “tenuto a battesimo” da Prezzolini, e il libro in svedese, che lo candidava al Nobel, testimoniava che “le intuizioni di Prezzolini all’inizio del secolo avrebbero poi avuto un lungo cammino”. Poi Mascioni legge “Casa sul Mare”, da <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ossi di seppia</em>: “ (…) forse solo chi vuole s&#8217;infinita, / e questo tu potrai, chissà, non io. / Penso che per i più non sia salvezza, / ma taluno sovverta ogni disegno, / passi il varco, qual volle si ritrovi.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>E’ un chiaro riferimento non all’età di Prezzolini, ma al suo “infinitarsi” nel tempo. Il maestro, prendendo la parola, ignora l’allusione onorevole, e parla piuttosto di quando “andai in America e mi trovai costretto a spiegar delle cose che non avevo mai letto”. Poi inizia una brevissima – strepitosa – “lezione” su Tommaso Campanella e una sua poesia. E’ un esempio magistrale di come Prezzolini sapesse scendere al fondo dei problemi (letterari e non), spiegandoli con limpida, altissima, originalità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Il lettore si goda questo inedito, pubblicato qui per la prima volta grazie alla generosa amicizia di Giovanni Maria Staffieri, che era presente alla conferenza, la registrò e l’ha trascritta – dopo quasi trent’anni – facendomene omaggio perché venisse finalmente diffusa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Alla fine, Mascioni chiede se ci sono domande, ma tutti sono ammutoliti, stupefatti da quel pozzo centenario di sapienza. Il libraio Casarin, allora, segnala che è in vendita il libro di suor Margherita Marchione <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Prezzolini, un secolo di attività. Lettere inedite e bibliografia di tute le opere.</em> (Qui, a mia volta, voglio ricordare la magnifica e recente biografia scritta da Gennaro Sangiuliano, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Giuseppe Prezzolini. L’anarchico conservatore</em>,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Mursia 2008, con prefazione di Vittorio Feltri.)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Il centenario, però, vuole concludere in bellezza – non poteva essere altrimenti – e firma una serie di cartoline su una busta con annullo speciale. Poi annuncia che il ricavato della vendita “va a delle borse di studio per uno studente italiano che venga a studiare nel Canton Ticino oppure per uno studente del Canton Ticino che vada a studiare in Italia”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>L’Italia, il grande amore disilluso della sua vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                    </span><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                      </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
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		<title>Petrolio e assenzio</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 08:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Si dice che la vecchia retorica risorgimentale sia ormai confinata nella soffitta di un robivecchi. In parte è vero: persino i manuali scolastici di storia accennano alle molte ombre del processo politico e militare che portò all&#8217;Unità. Lo stesso non accade per la letteratura, dove domina ancora il pompierismo celebrante la nuova Italia. Mi auguro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Si dice che la vecchia retorica risorgimentale sia ormai confinata nella soffitta di un robivecchi. In parte è vero: persino i manuali scolastici di storia accennano alle molte ombre del processo politico e militare che portò all&#8217;Unità. Lo stesso non accade per la letteratura, dove domina ancora il pompierismo celebrante la nuova Italia. Mi auguro che siano pochi i docenti vogliosi di propinare agli allievi i versi non memorabili di Mameli o le rime della <em>Spigolatrice di Sapri</em> di Luigi Mercantini (“eran trecento: eran giovani e forti”, per capirci).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span id="more-352"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">  Fatto sta che nelle storie e nelle antologie letterarie compare soltanto l’acritica esaltazione di quegli anni gloriosi: come se gli intellettuali non avessero prodotto altro che memorie di battaglie eroiche o resoconti pedagogici di amore patriottico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Possibile che non siano esistiti controcanti alla cultura ufficiale, diversi dalle edificanti pagine deamicisiane di <em>Cuore</em>? Una sorprendente antologia appena uscita, a cura di Giuseppe Iannaccone (<em>Petrolio e assenzio</em>, 246 pagine, 14 euro, Salerno), dimostra che le cose stanno diversamente. Già il titolo della raccolta, ispirato a una poesia del calabrese Domenico Milelli, è tutto un programma: il petrolio richiama alla mente l&#8217;arma dei rivoluzionari al tempo della Comune parigina; l&#8217;assenzio è il potente liquore verde, bevuto in lunghe sedute alcooliche dai poeti maledetti francesi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Iannaccone, ha rintracciato nelle biblioteche una ricca e sorprendente galleria di autori che espressero un&#8217;insoddisfazione profonda per la realtà politica, sociale e economica scaturita dal Risorgimento. Una selva di poeti di valore diverso, che la memoria nazionale ha quasi cancellato e occultato per lasciare spazio alle testimonianze liriche, accademiche o agiografiche. I toni che incontriamo non sono quelli, esaltanti e paludati, di gran parte della nostra letteratura nel secondo Ottocento. Al contrario, abbondano l&#8217;invettiva violenta e le requisitorie aspre di poeti che accusano il ceto dirigente savoiardo, colpevole di avere tradito le speranze di libertà, emancipazione e benessere promesse dalle fanfare garibaldine.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>In mezzo a verseggiatori più o meno sconosciuti, compare qualche nome insospettabile. Grandi poeti all&#8217;esordio o quasi, più tardi saliti alla fama con ben altri accenti. I casi più clamorosi e noti sono quelli del satanico (e massone) Giosue Carducci, portabandiera di un&#8217;ideologia giacobina, repubblicana e anticlericale; e del più imprevedibile Giovanni Pascoli, ripescato dalla curiosità di Iannaccone quando il timido romagnolo non celebrava ancora né fanciullini né umili tamerici, ma sventolava i vessilli rossi della democrazia socialista. Altri due nomi celebri: il giovane avvocato Filippo Turati, che non ha ancora fondato il Partito Socialista quando scaglia anatemi e bestemmie contro ricchi e borghesi, e la maestrina di Lodi Ada Negri, che per i suoi versi infuocati viene soprannominata la “poetessa del Quarto Stato”, ben prima di essere accolta nel 1940 – unica donna – nell&#8217;Accademia<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>mussoliniana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Sono meno noti gli antagonisti di professione: scapigliati come Ferdinando Fontana e Antonio Ghislanzoni, che tra osterie e redazioni giornalistiche polemizzano contro lo Stato borghese; veristi (come il catanese Mario Rapisardi e il romagnolo Olindo Guerrini) che passano in rassegna una pietosa folla di “vinti” e miserabili: operai sfruttati, contadini del Sud affamati, minatori, emigranti, perfino ladri e disoccupati alle prese con un presente peggiore del passato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Insieme a altri sediziosi, questi poeti hanno dichiarato guerra ai governi postunitari, di destra e di sinistra: promettono la vendetta della plebe, imprecano contro la corruzione romana e il trasformismo parlamentare, si scagliano contro la Chiesa. Rappresentano una generazione di artisti che non vogliono aderire ai miti consolatori e patriottardi dell&#8217;Italia dei Savoia. Denunciano storture, scandali e ingiustizie di un potere affarista, che soffoca ogni tentativo di opposizione. E non si tratta – è un altro elemento di riflessione – di una contestazione circoscritta a alcune regioni: in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Petrolio e assenzio</em> troviamo poeti del Nord, testimoni di una società industriale spietata, e letterati meridionali, spettatori di una realtà contadina immobile e crudele. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Quello che Iannaccone ha abilmente riportato alla luce è un vero continente sommerso, un importante capitolo di controcultura (da consigliare ai nostri insegnanti), che servirà a riscrivere le pagine della storia letteraria dal 1870 fino al Novecento: e anche a documentare uno stato d&#8217;animo, più diffuso di quanto si creda, di insoddisfazione per come l&#8217;Italia aveva raggiunto l’Unità e l’indipendenza. Un “Paese reale”, fatto di iniquità e privilegi, che nulla aveva a che vedere con le utopie del “Paese ideale” sognato da patrioti più idealisti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                              </span><span style="mso-spacerun: yes;">                </span><span style="mso-spacerun: yes;">                         </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">“Pur odio, e fortemente odio, ed anèlo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">A la riscossa e ho fretta&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Come aspiran le pie anime al cielo,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">L&#8217;aspiro a te, santissima Vendetta!”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">(<em>Invettiva</em>, Giacinto Stiavelli )</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">“Non sperate pietà dunque ne &#8216;l santo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-tab-count: 1;">  </span>giorno de l&#8217;ira eterna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Troppo, dinanzi a voi, troppo abbiam pianto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-tab-count: 1;">  </span>Vigliacchi, a la lanterna!”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">(<em>Iustitia</em>, Olindo Guerrini)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">“E voi protervi da la ricca vesta,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-tab-count: 1;">  </span>e da l&#8217;anima sporca,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">giù, giù nel fango la superba testa,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-tab-count: 1;">  </span>a la forca, a la forca!”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">(<em>Dies Irae</em>, Pietro Gori)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">“Come hai bramato,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Caro avvocato,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Sei deputato,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Ed or, cianciando,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Barcamenando,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Carracolando</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Sovra gli scranni</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Destro e sinistro,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Va!&#8230; fra dieci anni</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Sarai ministro!”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">(<em>Consiglio utile</em>, Antonio Ghislanzoni)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
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