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	<title>il GIORNALBLOG di Giordano Bruno Guerri</title>
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	<description>Un weblog targato Giordano Bruno Guerri</description>
	<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 10:25:28 +0000</pubDate>
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		<title>Rieccoci</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 10:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo qualche mese di silenzio (nel frattempo mi sono nati, lo stesso giorno, un nuovo bambino e un nuovo libro), rieccoci.
Conto di rinnovare presto sito e blog. Idee?
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo qualche mese di silenzio (nel frattempo mi sono nati, lo stesso giorno, un nuovo bambino e un nuovo libro), rieccoci.</p>
<p>Conto di rinnovare presto sito e blog. Idee?</p>
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		<title>I figli degli immigrati nati in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 10:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai Padre della Patria, oltre che presidente della Repubblica,  Giorgio Napolitano parla con l’autorevolezza e la saggezza di un buon  padre, appunto.







E parla appunto di figli, quelli degli immigrati: che non  venga riconosciuta la cittadinanza ai bambini nati in Italia da  stranieri è un’ «autentica follia, un’assurdità», ha detto il  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai Padre della Patria, oltre che presidente della Repubblica,  Giorgio Napolitano parla con l’autorevolezza e la saggezza di un buon  padre, appunto.</p>
<div id="media_1" class="hmedia border"><img class="photo" src="http://ilgiornale.alice.cdn.interbusiness.it/foto-id=809673-x=665-y=223-r31=1/immigrazione_clandestini.jpg" alt="" /></p>
<div id="info_img_media_1">
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<div class="color"><span id="more-407"></span></div>
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<p>E parla appunto di figli, quelli degli immigrati: che non  venga riconosciuta la cittadinanza ai bambini nati in Italia da  stranieri è un’ «autentica follia, un’assurdità», ha detto il  presidente, aggiungendo che ce ne sono «centinaia di migliaia che  frequentano le nostre scuole », e che dare loro la cittadinanza è un  «diritto elementare». Bene. Giusto.</p>
<p>Del resto andava già in questa direzione la nomina di Andrea  Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, a ministro della  Cooperazione internazionale e dell’integrazione sociale. Monti proceda,  dimostrando così che il suo non è soltanto il governo dello spread.  Certo, a Napolitano sarebbe stato più scomodo fare simili dichiarazioni  due settimane fa, quando la Lega era al governo, e lo ammette lui  stesso, sottolineando che c’è ora «la possibilità di fare in Parlamento  quello che non si è potuto fare negli anni passati». Infatti Roberto  Calderoli ha subito sparato a palle incatenate: «La vera follia sarebbe  quella di concedere la cittadinanza basandosi sullo<em> ius soli</em><br />
e non sullo<em> ius sanguinis ,</em> come prevede invece oggi la legge». Insomma la paura del Carroccio è  che si «punti ad arrivare a dare il voto agli immigrati prima del tempo  previsto dalla legge&#8230;».</p>
<p>Ma è meglio ragionare in termini di convenienza elettorale, o pensare piuttosto alla giustizia sociale e alla giustizia<em> tout court ?</em> « Diritto del sangue» e «diritto del suolo» sono parole che, dopo un  risolino, procurano qualche brividino. Nel 2009 quei minori nati in  Italia erano già 600.000, e aumentano di circa 50.000 unità l’anno:  studiano nel nostro Paese, parlano la nostra lingua e i nostri dialetti,  in genere non sono nemmeno mai stati nel Paese d’origine dei genitori e  si sentono italiani. Ce n’è qualcuno anche in classe con mio figlio:  vedono gli stessi cartoni, tifano per la stessa squadra, fanno gli  stessi giochi e - soprattutto - si capiscono al volo perché hanno un  humus culturale comune. Eppure, per ottenere la cittadinanza, quei  bambini dovranno aspettare di compiere 18 anni e sottoporsi a un iter  burocratico lungo e complesso, che non sempre ha buon esito. I  conseguenti, gravi, problemi di inserimento e di identità sono evidenti e  non portano alcun vantaggio.</p>
<p>Certo, non bisogna neanche strafare, come Ignazio Marino del Pd,  autore di un disegno di legge per cui «un bambino che nasce in Italia è  italiano, punto». Negli Stati Uniti, dove vige una legislazione del  genere, si stanno accorgendo a loro spese che esiste una speciale  immigrazione delle partorienti, il tempo di scodellare un figlio per  farlo nascere americano e via. È chiaro che qualche regola occorre: come  minimo essere residenti.<br />
Poi, quando avremo compiuto questo atto di  giustizia, potremo anche pensare che, in fondo, facciamo un discreto  affare per acquisire «nuove energie in una società per molti versi  invecchiata se non sclerotizzata». Parola di Napolitano, buon padre.</p>
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		<title>Risposta a una madre</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 08:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[Descrivo la mia situazione familiare, un piccolo spaccato della
società italiana, genitori con due figli adolescenti. Sulla nostra
tavola non  mai mancato un piatto di verdura: i miei figli non ne
mangiano alcun tipo, neppure dopo tre giorni di completo digiuno.

Divoriamo decine di libri ogni anno, loro non leggono neppure il
manuale d&#8217;istruzioni del cellulare. Siamo stati sempre molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;">Descrivo la mia situazione familiare, un piccolo spaccato della<br />
società italiana, genitori con due figli adolescenti. Sulla nostra<br />
tavola non  mai mancato un piatto di verdura: i miei figli non ne<br />
mangiano alcun tipo, neppure dopo tre giorni di completo digiuno.<br />
<span id="more-406"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;">Divoriamo decine di libri ogni anno, loro non leggono neppure il<br />
manuale d&#8217;istruzioni del cellulare. Siamo stati sempre molto attenti<br />
al linguaggio, evitando accuratamente le parolacce, loro utilizzano il<br />
turpiloquio come ricorrente intercalare. Si dice che tenendo sempre<br />
accesa la TV anche i figli saranno teledipendenti: quindi abbiamo<br />
sempre cercato di guardarla con moderazione, ma loro ne sono<br />
stregati, e ci starebbero davanti ore e ore ogni giorno. Siamo entrambi<br />
laureati, abbiamo cercato di stimolarli gradualmente avvicinandoli ai vari<br />
aspetti della cultura, mostre, concerti, teatro, opera: sono<br />
entrambi poco propensi allo studio e ad ogni attivit che richieda un seppur<br />
minimo impegno mentale. La mia esperienza smentisce l&#8217;elevato numero<br />
di illustri psicologi, da cui ho sempre sentito sostenere che in<br />
famiglia l&#8217;esempio  un fondamentale principio educativo, e che solo con un<br />
atteggiamento corretto i figli potranno apprendere basilari regole<br />
di convivenza e di benessere fisico e spirituale.</p>
<p>Matilde Di Nunzio</p>
<p>Monfalcone<br />
</span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;">Gentile e cara signora Di Nunzio,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;">leggo con amichevole comprensione e qualche angoscia la sua bella lettera, così priva di retorica. L’angoscia mi viene dal fatto che condivido i suoi dubbi e le sue domande. Mia moglie e io le affrontiamo ogni giorno, anche se per noi non sembra ancora venuto il momento di condividere i suoi problemi. Come i lettori del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Giornale</em> sanno bene, ho un figlio di 4 anni e mezzo, Nicola.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ovviamente, però, ci poniamo già le questioni che lei sta dolorosamente affrontando. InfattilL’esempio dei genitori dovrebbe essere – quand’è buono, come nel vostro caso – il modo migliore per formare i figli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Per la verità, la mia esperienza personale di figlio è diversa, e gliela racconto non per scoraggiarla né per consolarla, ma per cercare di capirci qualcosa, insieme. In casa mia, di libri ne circolavano pochissimi, se non qualche giallo: ebbene, ho scelto come professione – amatissima - di scriverli e leggerli. Al contrario, non ho mai seguito i due ragionevoli capisaldi dell’educazione impartitami dai miei semplici e buoni genitori. Il primo era un proverbio: “Finirono le fave al locco…”; il locco era un uccello che aveva mille silos con un milione di fave in ognuno; ne mangiava una al giorno ma, siccome non lavorava, finì per morire di fame. Il gusto del lavoro ce l’ho, ma le mani bucate ne hanno vanificato i risultati economici. L’altro principio educativo era: “Meglio avere paura che prenderne”, ovvero sii accorto e prudente: non l’ho mai fatto anzi, mi è sempre bastato intravvedere un azzardo per corrergli dietro e davanti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Badi che con questo non intendo dire che dai figli si ottiene esattamente il contrario di quello che gli si insegna. E’ vero piuttosto, credo, che oltre all’esempio familiare contino le predisposizioni individuali e i condizionamenti sociali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Quanto alle prime le posso dire, e non per consolarla, che fino al termine dell’adolescenza sono stato a dir poco un discolo, fonte di continue preoccupazioni per i miei, e che ho cominciato a studiare davvero soltanto all’università. A volte, insomma, più che l’esempio, può la libera scelta individuale, adulta e consapevole, e non è affatto detto che i suoi figli continuino per la strada apparentemente presa finora.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Conta invece moltissimo il contesto sociale in cui si cresce: ovvero, l’ambiente e l’epoca. Per esempio, noi abbiamo cercato in tutti i modi di tenere Nicola lontano da certi cartoni violenti e distorcenti – piuttosto che arricchenti – la fantasia: come Ben10, immagino lei lo conosca, storie di mostri e di alieni. Eravamo riusciti sempre a tenere lontano dallo schermo del bambino quella serie, ma un giorno Nicola è tornato dalla scuola (seconda materna) ripetendo ossessivamente che voleva vedere Ben10, di cui conosceva ormai quasi tutti i nomi dei protagonisti. La soluzione migliore ci è parso farlo assistere allo spettacolo tanto ambito, standogli accanto e guidandolo finché non gli fosse venuto a noia, alternando i cartoni con buoni film, finché anche nella sua testa la qualità finisse per prevalere; e così sta lentamente avvenendo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ora viviamo nel timore che un giorno torni a casa gridando “FORZA ROMA!” (o Milan, o Juventus), ma quando accadrà, faremo fronte nello stesso modo, magari proponendogli di imparare il rugby. Non ci sono molti altri sistemi per difendersi dall’immaginario collettivo, dalle influenze della società dello spettacolo e del consumo. Stare con i figli il più possibile, parlargli, proporre sempre un’alternativa migliore. E stare molto, molto attenti alle loro amicizie e frequentazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Immagino che lei e suo marito lo stiate già facendo, e vi auguro una buona sorte. Con il consiglio di non sentirvi colpevoli se non tutto andrà per il verso giusto: non è vero che l’esempio dei genitori sia sufficiente, da solo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Né se la prenda, gentile e cara signora Di Nunzio, se allargo il discorso a una problematica più vasta, che di certo non la riguarda. Due bambini di 10 e 13 anni sono stati sorpresi dai carabinieri mentre lanciavano sassi da un cavalcavia, sulle auto. Un gioco a rischio di omicidio, forse desunto da un’imitazione per poveri delle play-station, forse ripetuto per sentito dire, forse appreso in proprio. Essendo i pargoli non punibili, i carabinieri hanno dovuto deferire le due madri per “abbandono di minore”, segnalando il caso ai servizi sociali. Non penso proprio che le due mamme abbiano insegnato ai bambini a lanciare sassi sulle automobili in corsa, ma ci troviamo di fronte a una pericolosità sociale che va corretta, e quello mi sembra il modo giusto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Sono più perplesso, invece, sulla decisione adottata a Milano contro i minorenni che scrivono sui muri: una multa ai genitori. Qui non si tratta di pericolosità sociale ma di maleducazione: forse attribuibile ai genitori, ma sulla quale dovrebbero essere chiamati a rispondere da subito gli stessi minori, magari costringendoli a lavorare per ripulire le scritte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Perché l’educazione, cara Matilde, purtroppo è anche punizione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Con i più affettuosi saluti, suo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">              </span><span style="mso-spacerun: yes;">       </span><span style="mso-spacerun: yes;">                                                    </span></span></p>
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		<title>Strauss-Khan</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 07:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Fatta salva la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, il caso di Dominique Strauss-Kahn si presta a un numero sterminato di considerazioni. Ne sceglieremo qualcuna, a partire dallo sdegno che ha suscitato in molti media e cittadini francesi l’immagine del loro concittadino portato via – ammanettato – dalla polizia americana.

  A nessuno piace vedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Fatta salva la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, il caso di Dominique Strauss-Kahn si presta a un numero sterminato di considerazioni. Ne sceglieremo qualcuna, a partire dallo sdegno che ha suscitato in molti media e cittadini francesi l’immagine del loro concittadino portato via – ammanettato – dalla polizia americana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span id="more-405"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>A nessuno piace vedere un uomo in manette, come una bestia incatenata, tanto più se non è un killer pazzo e sanguinario. Ma bisogna anche rispettare le leggi di un Paese democratico, con la principale – se non unica – eccezione della pena di morte. Noi rispettiamo e dobbiamo rispettare, sia pure controvoglia, le leggi francesi che proteggono terroristi già condannati per pluriomicidio dalla nostra giustizia. Di più: non mi sembra che Oltralpe si siano mai versati grandi pianti sulle immagini di ragazzi scuri di pelle trascinati fuori dai ghetti in manette, il viso segnato da una robusta scarica di botte preparatorie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Certo, i francesi si sono sempre dimostrati molto più tolleranti degli americani (e di noi italiani) sulle vicende sessuali più o meno anomale – per eccesso – dei loro potenti di turno. I giornali di tutto il mondo, in questi giorni, sono pieni di rievocazioni sulle imprese sessuali di Mitterand e Giscard d’Estaing, sulle quali si socchiudevano occhi compiaciuti, se non fieri. Sarà che i francesi, più di tutti gli altri popoli - accomunati dalla stessa convinzione – credono di essere i campioni mondiali del sesso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Fa parte del patrimonio genetico comune anche il complottismo, per cui Strauss-Kahn sarebbe vittima di una diabolica macchinazione per escluderlo dalla candidatura alle prossime elezioni presidenziali francesi. Carla Bruni travestita da cameriera newyorkese, insomma. Ma via.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Abbiamo piuttosto a che fare con un uomo malato di sesso: fino all’uso della violenza, che di quella patologia è il limite invalicabile, almeno da quando l’essere umano si è liberato dalla gabbia dei poteri assoluti. Per millenni, il potente di turno ha sempre avuto libero accesso alle grazie delle suddite. Se è probabilmente una leggenda lo Jus primae noctis che nel Medioevo permetteva ai signori di prendere il posto del marito/servo della gleba la prima notte di matrimonio, è vero, verissimo, che i signori si prendevano con le donne di tutti libertà proibite agli altri mortali. In Francia lo chiamavano, più propriamente, “<span style="mso-bidi-font-weight: bold; mso-bidi-font-style: italic;">droit du seigneur”</span>, <span style="mso-bidi-font-style: italic;">diritto del signore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-bidi-font-style: italic;">Strauss-Khan sapeva, in quella camera d’albergo, di non esercitare un diritto. Ma era sicuro di poter esercitare un potere – il suo – incomparabilmente più forte del diritto di una cameriera. Figurarsi: una cameriera che probabilmente non guadagnava, in un mese a pulire cessi, neppure quanto gli uffici del megaburocrate pagavano per una sua notte in albergo, 3000 dollari. Khan, chiamiamolo così, poteva usare altre armi. Il fascino del potere, per esempio, o le promesse di un uomo quasi onnipotente. Se proprio non avesse voluto fare fatica, poco gli sarebbe costato, per le sue tasche, tentare l’offerta di dieci o ventimila dollari; cosa vuoi che siano per togliersi lo sfizio di una donna che lo arrapava o di un momento di sessualità incontenibile. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>No. Il suo piacere vero era non dare niente in cambio, prendere come uno sparviero, di rapina e di forza. Era il piacere animalesco e brutale di imporre, insieme a una sua presunta maggiore forza fisica (non ce l’ha mica tanto fatta), una sua certissima maggiore forza sociale. Sicuro di farla franca di fronte all’irrilevante peso sociale dell’altra: una pulce salta o viene schiacciata. E proprio per questo, se i giudici americani lo riconosceranno colpevole, saranno inflessibili. Come mi auguro, e non soltanto per un senso di giustizia rispetto alla vittima. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>E’ che vittime siamo tutti. I giornali di ieri (come quelli di oggi) sono pieni di tabelle e cartine per illustrare la gravità della crisi economica, i Paesi a rischio, i pericoli che incombono su di noi. E su quanto gli impeti criminalsatireschi di Khan li aumentino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Proprio giorni fa, sul <em>Giornale</em>, proponevo di estendere le pratiche dei test attitudinali dagli studenti ai professori. E’, ovviamente, il caso di considerare sul serio la possibilità di renderli obbligatori anche per i potenti e i potentissimi della terra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                                    </span></span><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="line-height: 150%; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></em><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I test a scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 12:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[
Intanto cominciamo a capire di che si tratta: cos’è mai l’Invalsi? Ecco qua: “Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione”. L’Invalsi ha prodotto dei test che servono a misurare la preparazione degli studenti in italiano e matematica. Chi deve farli? Gli alunni di seconda e quinta elementare, della prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Intanto cominciamo a capire di che si tratta: cos’è mai l’Invalsi? Ecco qua: “Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione”. L’Invalsi ha prodotto dei test che servono a misurare la preparazione degli studenti in italiano e matematica. Chi deve farli? Gli alunni di seconda e quinta elementare, della prima media e, da quest’anno, quelli del secondo anno delle superiori. Dal 2010 il test è previsto anche per la maturità, e dovrebbe incidere sull’ingresso nelle facoltà a numero chiuso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span id="more-404"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">  La qualità del giudizio dovrebbe essere garantita dal fatto che a correggere i test non sono gli stessi insegnanti degli studenti. Insomma, si tratta di un tentativo per uniformare il giudizio sugli studenti di tutta Italia: perché potrebbe accadere (niente di più probabile) che un 8 in una scuola calabrese corrisponda a un 6 in una trentina. O viceversa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>In questi giorni, secondo i Cobas, il 20 per cento (molto meno secondo il ministero) delle scuole ha rifiutato di far compilare i test. Anche dove si è svolta la prova, intere classi hanno consegnato in bianco i moduli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ora, è certo che quei test, come tutto, sono discutibili e migliorabili. Per esempio Luca Ricolfi, in un articolo sulla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Stampa</em>, ha mosso quattro obiezioni: 1) I test potrebbero essere utilizzati per regolare carriera e stipendio dei singoli insegnati. 2) In certe scuole, specialmente del sud, gli insegnanti tendono a dare un aiutino agli allievi, anche durante i test. 3) E’ dubbia la concentrazione di studenti e insegnanti nei test. 4) Verrebbe privilegiata la velocità nella risposta rispetto alla capacità di ragionamento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Altri hanno obiettato che il “Questionario studente” invade la privacy, chiedendo – per esempio – con quanti genitori si vive. Altri ancora parlano di una spesa eccessiva (3 milioni di euro), e altri ancora sostengono che si è investito troppo poco.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Dino Cristanini, direttore dell’Invalsi, ha scritto ieri, sempre sulla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Stampa</em>, una lettera per sostenere la necessità di uno strumento di verifica standardizzato che allinea l’Italia “alle esperienze internazionali più avanzate” e che ha come scopo “l’innalzamento dei livelli di istruzione scolastica e quindi della qualità della vita di tutti”. Infine, il metodo dei test non ha, come si è spesso sentito dire, “intenti punitivi nei confronti del personale della scuola”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>A Cristanini fa eco Andrea Gavosto, presidente della Fondazione Agnelli, per cui le obiezioni di Ricolfi “non sono condivisibili”, perché “serve un sistema nazionale di valutazione” sui punti di forza o di debolezza delle singole scuole; inoltre, “Le prove standardizzate dell’Ivalsi sono uno strumento indispensabile a questo scopo”. Per Gavosto, l’unica obiezione attendibile è quella sugli insegnanti che potrebbero dare un “aiutino”, ma “La severità con cui vengono date le multe è diversa da Torino a Roma: non per questo dobbiamo abolire i vigili urbani in tutto il Paese, semmai allineare gli standard.” In conclusione, le prove Invalsi non sarebbero perfette, ma quanto di meglio abbiamo oggi a disposizione per ottenere “una fotografia nitida, nel bene e nel male, della scuola. (…) Preferiamo forse tornare alle fotografie precedenti, quelle basate su voti e scrutini non confrontabili, per cui la Campania sforna il doppio dei 100 e lode alla maturità della Lombardia?”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>A Cristanini e Gavosto risponde ancora Ricolfi, sostenendo di avere sempre difeso la necessità dei test,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>ma mantenendo le sue obiezioni e aggiungendo che in Italia “si pretende di fare come negli altri paesi, ma investendo risorse infinitamente più modeste: il classico matrimonio coi fichi secchi.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>A questo punto spero di avere superato il mio personale test giornalistico: riassumere in modo chiaro tutte le posizioni di una questione complessa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ora, dai fatti posso passare alle opinioni. Mie, anche se – non avendo sostenuto i test – non posso appoggiare nessuno dei diversi punti di vista. Però:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: Arial;"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">               </span></span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">1) Ho esperienza di test americani, dove conta la velocità, più che la qualità delle risposte, con esiti disastrosi. Infatti il ministro Gelmini ha aumentato il tempo a disposizione. Forse non ancora abbastanza. La velocità non è sempre sinonimo di qualità nella preparazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: Arial;"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">               </span></span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">2) A preparare i test dovrebbero essere professionisti della scuola ma anche sociologi, psicologi, antropologi: i quali dovrebbero essere informati, seppur sinteticamente, sulle condizioni non solo scolastiche ma anche personali degli studenti. Assurda dunque l’obiezione – fatta da alcuni – sulla violazione della privacy di domande come “con quanti genitori vivete” e “qual è il vostro Paese di origine”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: Arial;"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">               </span></span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">3) Dovrebbero essere sottoposti a test periodici anche gli insegnanti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: Arial;"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">               </span></span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">4) Nell’ambiente della scuola - forse più che in tutti gli ambienti italiani – c’è sempre una fortissima resistenza ai cambiamenti, alle novità, a tutto ciò che vuole trasformare posizioni acquisite, per quanto sorpassate dai tempi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: Arial;"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">               </span></span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">5) Le rivolte di studenti e professori avvengono soprattutto quando le riforme partono, o vengono applicate, dai governi di centrodestra. E sospetto che non sia un caso. L’Invalsi è stato voluto nel 1999 dall’allora ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer. Non si tratta dunque di una faccenda “di destra”: l’Istituto ha la responsabilità dei test dal 2007, la sperimentazione è iniziata nel 2008 e i dolori seri sono cominciati quest’anno, perché a applicarli ampiamente è il ministro Gelmini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                                        </span></span></p>
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		<title>Non siamo né laici né cattolici</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 16:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Matteo Sacchi, &#8220;il Giornale&#8221;, 10 maggio 2011
All’origine c’è Nicolò Machiavelli (1469 – 1527) uno che, culturalmente parlando, era un vero bombarolo. Quello che potrebbe essere considerato uno dei padri fondatori delle moderne scienze politiche è noto per due sue riflessioni piuttosto iconoclaste e antipapiste (se non anticattoliche). 

Eccole come sono formulate nei Discorsi (ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Matteo Sacchi, &#8220;il Giornale&#8221;, 10 maggio 2011</p>
<p class="xtesto_notizie"><span style="color: #000000; font-size: x-small;">All’origine c’è Nicolò Machiavelli (1469 – 1527) uno che, culturalmente parlando, era un vero bombarolo. Quello che potrebbe essere considerato uno dei padri fondatori delle moderne scienze politiche è noto per due sue riflessioni piuttosto iconoclaste e antipapiste (se non anticattoliche). </span></p>
<p class="xtesto_notizie"><span id="more-403"></span></p>
<p class="xtesto_notizie"><span style="color: #000000; font-size: x-small;">Eccole come sono formulate nei Discorsi (ma ci torna anche altrove): «Abbiamo addunque con la Chiesa e con i preti noi Italiani questo primo obbligo: di essere diventati senza religione e cattivi; ma ne abbiamo ancora uno maggiore, il quale è la seconda cagione della rovina nostra: questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa provincia divisa». Idee professate e sviluppate quasi in coincidenza con l’esplosione della riforma luterana in germania che sono rimaste tra i leitmotiv del dibattito politico del nostro Paese, almeno sino a tutto l’Ottocento. Il secondo tema ha perso gradualmente di interesse quando il Risorgimento ha preso una strada unitaria (il che non era automatico e scontato) culminata nella fine del potere temporale dei papi. Il primo punto, più complesso, invece resta aperto e molto difficile da maneggiare. Infatti a meno di non voler procedere a colpi d’accetta (e Macchiavelli a volte lo faceva, attirandosi il biasimo di Guicciardini più attento al «particulare») addentrandosi nel tema si rischia di uscire dal seminato sia della storia che del politico per inciampare nelle questioni di fede.<br />
Bene, Giordano Bruno Guerri ha avuto il coraggio di affrontare il tema già nel 1992 con Gli Italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Mussolini raccogliendo la sfida di entrambe i quesiti del fiorentino. In un saggio che sta ben attento a mentenersi lontano dalla fede - «Nessun dogma, nessuna credenza, nessuna fiducia nel divino verranno messe in discussione» - cerca di capire che ruolo ha avuto la Chiesa -intesa come «gerarchia ecclesiastica come si è istituzionalizzata e estrinsecata nei secoli» - nella creazione formazione del carattere nazionale degli Italiani. Ora di quel ponderoso lavoro arriva la versione riveduta e corretta che si spinge sino alla contemporaneità più stretta: Gli Italiani sotto la Chiesa da San Pietro a Berlusconi (Bompiani, euro 21,50, pagg. 558). Nella nuova versione al vaglio dello storico passano anche gli anni più recenti della nostra storia. E Guerri che pur rifiuta l’anticlericalismo non si tira indietro nel mettere in luce come il peso del Vaticano nella società e nella politica continui a restare un fattore di anomalia. </span></p>
<p class="xtesto_notizie"><span style="color: #000000; font-size: x-small;">A partire dalla nascita della Dc che Guerri definisce: «Non un semplice partito politico, nemmeno un difensore generico delle istanze cattoliche, ne l’espressione di una libera visione del mondo. Era stato creato un vero e proprio garante della Chiesa cattolica, che riceveva il compito dal Vaticano il compito di realizzarne gli interessi e assicurare lo status del cattolicesimo come religione di Stato». Questo ovviamente senza negare che il ruolo egemone della Balena bianca abbia portato al Paese una soluzione accettabile alla guerra fratricida, che l’aveva insanguinato dopo l’otto settembre, e la prosperità economica. Resta il fatto che però i tentativi di creare uno stato laico così tenacemente portati avanti nel Risorgimento vennero meno. Ad esclusione di orientamenti minoritari, coltivati in seno al partito socialista e ai cenacoli liberali come di quello di Pannunzio, la cui penetrazione popolare fu però «assai ristretta» mentre la loro azione «si rivelò elitaria». Sì perché secondo Guerri il partito comunista, per questioni di opportunismo, si guardò bene dall’essere davvero laico: «I dirigenti del Pci sapevano bene che il loro elettorato non era composto solo da operai cresciuti nelle fabbriche&#8230; erano anche uomini e donne timorati di Dio&#8230; fedeli nel rispettare un rito e un codice atavico che nessuna lotta politica poteva mettere in discussione». Ecco allora la spiegazione di un Paese nel quale determinate istanze modernizzatrici, soprattutto sul piano sociale, nascono lontano dalle dirigenze dei partiti maggiori e spesso stentano. Una situazione che, per l’autore, non è venuta a cadere nemmeno dopo la fine della Prima Repubblica. Nel bipolarismo tra centro-destra e centro-sinistra «La chiesa ha potuto, nei quindici anni successivi, oscillare da un polo a un altro: segno di forza non di debolezza&#8230; nella politica reale non c’è discontinuità. Lo dimostra l’approvazione di un disegno di legge per la parità tra scuola pubblica e privata: l’iter legislativo dura tre anni, e a portarlo a termine sarà il nuovo capo del governo, un ex comunista, Massimo D’Alema». E il rischio di questa situazione sarebbe questo: «In Italia la Chiesa finisce per trasformare in fatto le proprie intenzioni soltanto - si fa per dire - quando le sue battaglie coincidono con la limitazione delle libertà e con principi etici di retroguardia». Una posizione forte, ma argomentata senza astio che porterà inevitabilmente, a discussioni forti. Soprattutto perché per Guerri «Gli Italiani saranno “cattivi” fino a quando, fingendo di essere cristiani, dovranno essere “cattolici” senza via di scampo e senza Stato».<br />
</span></p>
<p> </p>
<p></p>
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		<title>bin Laden</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 20:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[I grandi dittatori, i grandi terroristi non sono – per natura e comportamento – persone normali. Ma una prima riflessione sul concetto di normalità, su quanto sia vago e variabile e frastagliato, mi viene dalla rapida sequenza di eventi cui abbiamo assistito e partecipato in questi giorni.

  Prima, tutti a compiacerci, benevoli e soddisfatti, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top;"><span class="longtext"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; background: white; color: black; font-size: 10pt;">I grandi dittatori, i grandi terroristi non sono – per natura e comportamento – persone normali. Ma una prima riflessione sul concetto di normalità, su quanto sia vago e variabile e frastagliato, mi viene dalla rapida sequenza di eventi cui abbiamo assistito e partecipato in questi giorni.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top;"><span class="longtext"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; background: white; color: black; font-size: 10pt;"><span id="more-402"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top;"><span class="longtext"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; background: white; color: black; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Prima, tutti a compiacerci, benevoli e soddisfatti, per le nozze reali di Londra. Un fatto romantico e di potere che ci ha portati d’improvviso nel mondo delle fiabe, con seguito di allegria generale. Il giorno dopo, la beatificazione di Giovanni Paolo II ha coinvolto credenti e non credenti in un’atmosfera mistica, spesso commossa, anche questa quasi fiabesca. Il giorno dopo ancora, l’uccisione – ambita, voluta, premeditata – di bin Laden ha di nuovo emozionato il mondo occidentale, come il lieto fine di una fiaba in cui il lupo cattivo paga le conseguenze delle sua azioni e viene giustamente punito per le sue colpe. I media non hanno affatto celato l’entusiasmo, addirittura l’allegria, per la morte improvvisa e violenta, voluta da altri uomini, di un individuo pericoloso quanto si vuole, crudele quanto si vuole, ma pur sempre un essere umano. Certo, tutto ciò è comprensibile, e forse anche giusto, ma dovrebbe far riflettere quando ci si scaglia contro il “relativismo” che contaminerebbe la nostra epoca.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top;"><span class="longtext"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; background: white; color: black; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ciò detto, un interessante articolo sul <em style="mso-bidi-font-style: normal;">New York Times</em><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>di ieri spinge a altre riflessioni sulla banalità del male. I peggiori dittatori, tutti i più sanguinari terroristi, hanno in comune un’infanzia infelice, di violenze subite: e ripetono in grande il fenomeno ben noto alla psicologia - e appurato dalla sociologia e dalle cronache – per cui un bimbo maltrattato e seviziato diventerà a suo volta un maltrattatore, un seviziatore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top;"><span class="longtext"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; background: white; color: black; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Bin Laden perse il padre a 9 anni,</span></span><span class="longtext"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; color: black; font-size: 10pt;"> ucciso in un incidente aereo causato da un pilota americano<span style="background: white;">; sua madre, quando lo ebbe, ne aveva 15. In famiglia era soprannominato “The Slave” e considerato pochissimo, nonostante le sue ricchezze, in quella che è stata definita “una famiglia araba nel secolo americano”. Punizioni severe. Estremamente timido, studente mediocre, non parve mai un ribelle, ma un tradizionalista che vietava le cannucce per le bibite in casa sua e si copriva gli occhi quando una donna entrava in una stanza. “</span>Noi pensiamo a un leader del terrorismo come a un uomo duro e intimidatorio. Bin Laden era dolce e morbido, con una stretta di mano flaccida” ricorda l’estensore dell’articolo, Brooks: aggiungendo che durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan fu un corriere e un organizzatore più che un combattente: “<span style="background: white;">Ripeto questi fatti personali, perché abbiamo la tendenza a vedere la storia come guidata da forze storiche profonde. </span>E a volte lo è. Ma a volte è guidata da persone del tutto inspiegabili, che combinano caratteristiche difficilmente conciliabili, che sono in grado di perpetrare mali enormi anche se loro stessi sembrano del tutto patetici. Gli analisti trascorrono la loro vita cercando di anticipare le minacce future. In breve, Osama bin Laden sembrava vivere in un etereo mondo postmoderno, pieno di simboli e di significanti ma anche in un mondo crudele omicida di rabbia e di umiliazione. Anche l’analista di intelligence più brillante non poteva prevedere una creatura così strana, postglobalizzata e premoderna, né poteva immaginare che una simile creatura avrebbe potuto ottenere un tale potere.”<span style="background: #ebeff9;"> </span>Insomma, la sua vita sembra escludere la speranza di poter prevedere i comportamenti di alcuni leader, specialmente quelli che hanno a disposizione poteri e metodi estremi.</span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> Ma è davvero così?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Secondo me, e soprattutto secondo Alice Miller, non è così. La Miller, nata in Polonia nel 1923 e morta l’anno scorso in Francia, è stata una psicanalista, fra i maggiori esperti mondiali di come gli abusi psicofisici inflitti ai bambini, in particolare all&#8217;interno della famiglia, comportino effetti disastrosi nella crescita e nell&#8217;età adulta. Nell’ottobre del 2001, neanche un mese dopo l’attentato delle Torri Gemelle, scrisse: “Chiunque siano e per <span class="gt-icon-text1"><span style="display: none; color: #1111cc; mso-hide: all;">AscoltaTrascrizione fonetica</span></span><span style="color: black;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top; mso-outline-level: 4;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">quanto terribili siano stati i loro crimini, nel profondo dell&#8217;animo di ogni dittatore, sterminatore o terrorista, cova il bambino umiliato che sono stati un tempo, un bambino che è sopravvissuto solo attraverso la completa e assoluta negazione dei suoi sentimenti di impotenza. Ma questa totale negazione della sofferenza una volta stabilita crea un vuoto interiore. Molte persone non svilupperanno mai una normale capacità di compassione. Di conseguenza hanno pochi scrupoli a distruggere la vita umana, né quella degli altri né il vuoto che si portano dietro dentro di loro. Dal mio punto di vista, e sulla base delle ricerche che ho fatto sulla storia dell&#8217;infanzia dei più spietati dittatori, come Hitler, Stalin, Mao e Ceausescu, il terrorismo in generale e i recenti orribili attacchi aerei contro gli Stati Uniti, sono tutte macabre ma precise dimostrazioni di quello che accade a milioni e milioni di bambini nel mondo.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top; mso-outline-level: 4;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Hitler, Stalin, Mao e Ceausescu: tutti dittatori violenti e spietati, tutti ex bambini maltrattati: Hitler sviluppò un odio per suo padre, a causa dei crudeli maltrattamenti psicofisici ricevuti. Secondo molte fonti, Stalin veniva sistematicamente picchiato dal padre; anche Erich Fromm fa risalire a questa causa il male di Stalin, definito ”<span style="mso-bidi-font-style: italic;">un caso clinico di un sadismo non sessuale”. Mao ebbe due fratelli morti durante l’infanzia e venne costretto giovanissimo a sposare una ragazza più grande di lui, che non accettò mai come compagna. Ceausescu, anche lui malmenato in famiglia, venne mandato a fare il ciabattino a 11 anni, a suon di sberle. E si potrebbe continuare a lungo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top; mso-outline-level: 4;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>“Nessuno viene al mondo con la volontà di distruggere”, prosegue Alice Miller: “Ogni neonato, indipendentemente dalla cultura, religione e origine etnica ha bisogno di amare e di essere amato, di essere protetto e rispettato. Questo è il suo progetto biologico. Se viene maltrattato attraverso un&#8217;educazione crudele svilupperà un desiderio molto forte di vendicarsi. Sarà portato a distruggere gli altri o se stesso ma sempre e solo per la sua storia personale e mai per ragioni genetiche innate. (…) Gli sterminatori, i serial killer, i boss della mafia e i dittatori che sono cresciuti senza testimoni soccorrevoli infliggeranno, da soli o in connivenza, lo stesso terrore su intere nazioni una volta che abbiano il potere di farlo. E non faranno altro che mettere in pratica ciò che hanno imparato dall&#8217;esperienza quando erano bambini piccoli. “ Tutto ciò non vuole, a mio parere, essere una giustificazione per nessuno: milioni di bambini maltrattati diventano brave e miti persone. E’ chiaro che in certe personalità dominanti si sviluppa, insieme all’accrescimento del potere, l’accrescimento della crudeltà, della mancanza di pietà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top; mso-outline-level: 4;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Insomma, occorre scavare nel passato remoto degli uomini che arrivano a un grande potere, per poterne prevedere le mosse peggiori. Non dovrebbe essere difficile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; vertical-align: top; mso-outline-level: 4;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                          </span><span style="mso-spacerun: yes;">                 </span><span style="mso-spacerun: yes;">           </span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><br style="mso-special-character: line-break;" /><br style="mso-special-character: line-break;" /></span><span style="line-height: 150%; font-size: 10pt;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-size: 10pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
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		<title>Il bisogno del miracolo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 07:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non voglio certo discutere la fede altrui, foss’anche quella nei miracoli. Tuttavia è possibile una riflessione storica e d’attualità, mentre si celebra - con la beatificazione di Giovanni Paolo II - anche quella del miracolo da lui compiuto, necessario per salire agli altari.

  Il miracolo è una credenza non esclusiva, ma tipica, della religione cattolica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;">Non voglio certo discutere la fede altrui, foss’anche quella nei miracoli. Tuttavia è possibile una riflessione storica e d’attualità, mentre si celebra - con la beatificazione di Giovanni Paolo II - anche quella del miracolo da lui compiuto, necessario per salire agli altari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span id="more-401"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Il miracolo è una credenza non esclusiva, ma tipica, della religione cattolica. E forse, in particolare, degli italiani. Ha scritto Giovanni Miccoli, grande storico della Chiesa, in un frase riferita al passato e ancora attuale: “Ci si aspetta qualcosa da tutte le parti, meno che da se stessi. Sarà l&#8217;imperatore, un re, un ‘papa angelico’, una curia rinnovata, un intervento provvidenziale, qualunque cosa insomma che non coinvolga subito e immediatamente scelte e responsabilità personali e collettive.” Se ciò vale per la generalità degli italiani, anche oggi, basterà notare che l’attesa miracolistica è tipica dei periodi di crisi: della Chiesa o della società.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Nel Rinascimento, per esempio, la corruzione ecclesiastica, il papato avignonese, il “grande scisma” avevano fatto degli italiani quel popolo di credenti anticlericali che siamo ancora. Prima della Controriforma, però, le chiese venivano ancora considerate un gioioso punto di incontro e di scambio, quasi di festa. In questa atmosfera religiosa superficiale e folcloristica le profezie e i miracoli abbondavano in ogni angolo d&#8217;Italia, a alimentare credenze popolari che avranno vita lunga, fino ai nostri giorni. Fu un&#8217;epoca di frequentissime apparizioni della Madonna, come testimoniano i molti santuari fondati durante il Rinascimento in tutte le regioni. Le numerose visioni miracolose dimostravano un&#8217;aumentata richiesta di religiosità alla quale però corrisponde una sfiducia quasi totale nel clero e nelle sue istituzioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Per paradosso e contrappasso, il fenomeno si rinnovò durante la Controriforma, quando fra Seicento e Settecento si assistette a un infittirsi di festività e culti, miracoli e rivelazioni, reliquie e soprattutto santi. Anche dopo la Restaurazione, seguita alla Rivoluzione francese, i conservatori si rifugiarono in un rinnovato ossequio alla Chiesa, all&#8217;insegna di un moralismo e di un timore del nuovo che poco aveva a che fare con la religione: mese mariano, rosari collettivi, culto del Sacro Cuore. In poche epoche avvennero tanti miracoli come in quegli anni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Secondo la dottrina, in realtà, non sono i santi a compiere il miracolo: loro intercedono presso Dio, che<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>può concederlo o meno. Questa non sottile distinzione viene sottaciuta dal clero e sistematicamente ignorata dai fedeli, che chiedono al santo e nel caso lo ringraziano, perché è lui che “fa i miracoli”. La Chiesa osteggia pochissimo questa credenza, anzi esige che l&#8217;aspirante santo manifesti poteri miracolosi, prima di dichiararlo tale. Quindi, con la canonizzazione, certifica che il santo fa miracoli: una patente che incoraggia i devoti a pregare per riceverne.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Di conseguenza i fedeli sono tanto più felici se riescono a individuare, mentre è ancora in vita, un futuro santo “sicuro”. Quando morì padre Pio da Pietrelcina, alla sua salma sarebbe certamente accaduto quel che accadde quattro secoli fa al cadavere del cardinale Roberto Bellarmino, morto in odore di santità, se le forze dell&#8217;ordine e la Chiesa lo avessero consentito come lo consentirono allora. In Vaticano la biancheria del cardinale venne fatta in minuscoli pezzetti e distribuita; i soldati svizzeri, per placare la folla, mettevano mazzi di rosari sulla punta delle alabarde, li strusciavano sulla faccia del cardinale e li davano ai fedeli: si andò avanti così per quattro ore, e sembrò di per sé miracoloso che il viso del morto non si sformasse. Il corpo fu sezionato pubblicamente e i fedeli poterono intingere pezzetti di stoffa nel sangue e avere qualche minuscolo brandello di carne. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ogni fedele sceglie il proprio santo, spesso secondo le necessità del momento, non in base a quello che ha fatto in vita, ma per quanto può fare qui e ora. Vi si fa un ricorso costante, per necessità pratiche che niente hanno a che vedere con la salvezza eterna o la religiosità. I santi - così - hanno perso l&#8217;originaria funzione di esempio per diventare dispensatori di grazie e favori, se non proprio del miracolo eclatante; il figlio un po&#8217; asino può essere aiutato a superare l&#8217;esame da san X: non è propriamente un miracolo, ma un bell&#8217;aiuto sì.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Del resto ogni santo ha una specializzazione, spesso attribuitagli dalla Chiesa stessa, a volte dalla credenza popolare: c&#8217;è chi protegge i viaggiatori, chi gli animali, chi gli innamorati, chi fa ritrovare gli oggetti perduti e chi fa passare il mal di testa. La casistica è sterminata, non c&#8217;è evento della vita che non possa essere affidato a un santo. Questa forma di paganesimo ha il suo sbocco più clamoroso nella religione cattolico-magica dei brasiliani, ma pure moltissimi cattolici italiani - anche senza rendersene conto e senza dare importanza alla cosa - integrano il cattolicesimo con pratiche magiche: il corno e il santino convivono; la fede e la fiducia nell&#8217;astrologia o nella reincarnazione non sembrano contraddittorie; chi ha un crocefisso o un&#8217;immagine della Madonna sopra la spalliera del letto si guarderà ugualmente dall&#8217;appoggiare sul letto un cappello, che porta morte. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>La Chiesa ha vinto solo in parte la sua battaglia contro le superstizioni laiche, e altrettanto in parte è riuscita a sostituirle con il culto dei santi: gli italiani sono un popolo di cattolici pagani che, oggi, dà lavoro abbondante a un numero quasi pari di religiosi e di maghi professionisti, oltre che a poche decine di santi: gli altri vengono ignorati in quanto mediocri produttori di grazie e di miracoli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                </span><span style="mso-spacerun: yes;">                   </span></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 10pt;"> </span></p>
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		<title>La libertà di scegliere</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 17:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Societ&agrave;]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’infinità di problemi etici che ci sommergono – e ci sommergeranno - sempre più, eccone uno nuovo, singolare e capace di sbaragliare convinzioni radicate dall’una e dall’altra parte dei contendenti: un caso di “accanimento terapeutico a rovescio”.

  C’era, nell’ormai lontano 2001, una donna di appena 43 anni afflitta da un implacabile tumore al pancreas, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;">Nell’infinità di problemi etici che ci sommergono – e ci sommergeranno - sempre più, eccone uno nuovo, singolare e capace di sbaragliare convinzioni radicate dall’una e dall’altra parte dei contendenti: un caso di “accanimento terapeutico a rovescio”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span id="more-400"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>C’era, nell’ormai lontano 2001, una donna di appena 43 anni afflitta da un implacabile tumore al pancreas, con metastasi diffuse ovunque. Le restavano appena sei mesi di vita. I medici non le davano nessuna speranza, anche un’operazione non avrebbe risolto il problema. Ma la donna - la chiameremo Luce – vuole, disperatamente vuole, vivere. Contro il parere dei medici curanti, viene operata, e muore sotto i ferri.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ieri la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo a tre dottori. E questo è già un aspetto che ci pone dei problemi: i tre clinici sapevano che l’operazione non sarebbe servita, ma non potevano prevedere che avrebbe portato alla morte immediata. Non era un loro dovere confidare nella volontà di guarire della povera Luce, provarci, anche senza crederci? Ma si tratta di un problema secondario rispetto a quello più complesso e vasto di un individuo che, vistosi spacciato, pretende si eserciti sul proprio corpo un accanimento terapeutico estremo, fino a un’operazione chirurgica delicatissima e forse fatale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>I contendenti dei due diversi campi, dicevamo, sono sparigliati e sbaragliati. Chi è favorevole all’accanimento terapeutico, e quindi contrario all’eutanasia, dovrebbe oggi essere contrario alla sentenza della Corte di Cassazione, lodare Luce e i medici che involontariamente l’hanno uccisa con sei mesi di anticipo. C’è però da dubitare che possano e vogliano farlo: il tentativo fatto da Luce e da chi era preposto alla sua sopravvivenza somiglia troppo a una roulette russa, a una la va o la spacca, metà suicidio metà speranza di un miracolo. E’ stato, in definitiva, un tentativo disperato per cambiare il percorso fatale vita-morte: con un rischio tale da trasformare il desiderio di vivere in un’accelerazione della morte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Cosa può pensare, invece, chi è favorevole all’eutanasia e contrario all’accanimento terapeutico, se è il malato a rifiutarlo? Appartenendo alla schiera di costoro, mi è più facile rispondere. E’ evidente che Luce sperava in un miracolo. Forse, immagino, prima ha sperato in quello divino; poi si è arresa a confidare in quello scientifico, benché i medici, a differenza dei santi, non lascino sperare miracoli. Un’irrazionalità dell’ammalata, dettata probabilmente dal dolore, dalla disperazione e da una speranza che non muore mai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ma credo che Luce avesse tutto il diritto di tentare, come avrebbe avuto diritto di morire subito, se quei sei residui mesi di dolore e angoscia le fossero sembrati indegni di essere vissuti. Lei non voleva morire, né per colpa della malattia né per mano dei medici, o per una spina staccata da mani pietose. Voleva tentare di vivere, con tutto l’azzardo e tutto il nuovo dolore che quel tentativo comportava. Era un suo diritto disporre così della propria vita, giocarsela al superenalotto di un’operazione impossibile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Perché Luce, come tutti, doveva essere libera di scegliere come e se vivere, come e se morire. Rendiamole un pensiero affettuoso. <span style="color: red;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                 </span><span style="mso-spacerun: yes;">                                                   </span></span><span style="font-size: 11pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
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		<title>Il tenero D&#8217;Alema che rimpiange il suo Pci</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 09:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ tenerissima – dal punto di vista umano – l’intervista a Massimo D’Alema di Pietro Spataro, pubblicata ieri sull’Unità. Neanche un’intervista, per la verità, perché non ci sono domande: piuttosto un lasciarsi andare ai ricordi, in modo inconsueto per il personaggio. Tanto che il primo istinto è chiedersi cosa ci sia dietro, cosa voglia comunicare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;">E’ tenerissima – dal punto di vista umano – l’intervista a Massimo D’Alema di Pietro Spataro, pubblicata ieri sull’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Unità</em>. Neanche un’intervista, per la verità, perché non ci sono domande: piuttosto un lasciarsi andare ai ricordi, in modo inconsueto per il personaggio. Tanto che il primo istinto è chiedersi cosa ci sia dietro, cosa voglia comunicare in realtà un uomo di certo non semplice e che non ha affatto tirato i remi in barca. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span id="more-399"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;">Ma non voglio fare dietrologie, vizio nazionale: se stessi scrivendo una biografia di D’Alema prenderei le sue parole come una rimembranza sincera, senza filtri o scopi politici, sulla sua vita di giovane comunista. Tanto più interessante, dunque, di un messaggio politico. Perché ne viene fuori un mondo e un modo di pensare sorprendente, per chi non ci è stato dentro come lui.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>“Non mi sono mai pentito di essere stato un militante e un dirigente del Pci”, è l’inizio. “Tra luci e ombre è stata una grandissima esperienza politica e umana”, è la conclusione. Il discorso non fa una piega. Perché D’Alema dovrebbe pentirsi? Credeva in quell’idea, pensava che fosse buona, e lottava per realizzarla. C’era da instaurare l’uguaglianza tra gli uomini, o almeno una maggiore giustizia sociale. Di vittime – deportazioni, morti – il Pci non ne ha mai fatte nel corso della vita di “Baffino”, così detto forse per affettuosa assonanza con “Baffone”. Classe 1949, aveva sette anni quando Chruscev denunciò i crimini di Stalin, e 19 durante l’invasione sovietica contro la primavera di Praga. Lui, D’Alema, era proprio a Praga in quei giorni: “All’alba del 18 agosto mi affacciai dal mio alberghetto e vidi i carri armati sovietici. Scesi in piazza con i ragazzi cecoslovacchi, si disegnavano le svastiche sui tank. Quando arrivò la notizia che il Pci aveva disapprovato quell’invasione fu motivo di grande orgoglio.” Già, ma se il partito non avesse “disapprovato”? La risposta è indiretta e abbastanza parziale da essere autoassolutoria: “Però, da allora fino all’82” (per non dire fino al 1989) “quando Berlinguer parlò dell’esaurimento della spinta propulsiva, sono troppi anni rispetto alla consapevolezza che quello era un mondo che nulla aveva a che fare con quel che pensavamo noi.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Troppi anni davvero, per non chiedersi ancora oggi cosa sarebbe accaduto in Italia se il Pci avesse conquistato il potere nel periodo dell’Internazionale comunista, con l’Unione Sovietica ancora in grado di sfidare l’Occidente. D’Alema non se lo chiede, sembra di capire, perché vive nella serena tranquillità, che il Pci non vinse né governò, che la fortuna sua, del partito e degli italiani, è stata quella.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Per cui, oggi, può abbandonarsi alla dolcezza dei ricordi. Ma è proprio questa dolcezza la parte più sorprendente e rivelatrice delle sue dichiarazioni. “Mi sono iscritto al Pci nel 1963, avevo 14 anni e nel mio liceo a Genova ero l’unico comunista.” Davvero un po’ troppo piccolo perché si possa credere a una precisa coscienza politica, e infatti prosegue precisando che “la riscoperta della politica” avvenne quattro anni dopo, alla Normale di Pisa. Traspare un giustificato orgoglio in quel citare la Normale di Pisa, dove gli iscritti al Pci erano tre compreso lui, mentre “dopo cinque anni 84 studenti su 101 erano tesserati”. Poi un volo di modestia: non fu merito suo, ma “il segno di un cambiamento d’epoca”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Però il partito non cambiava affatto, nel suo spirito di disciplina quasi religiosa che ha attratto tanti ma anche respinto tanti altri. Sottotono: “Certo, in quel partito succedevano anche cose curiose per un giovane.” A lui accadde che, essendo capogruppo del Pci al comune di Pisa, venne “caldamente invitato”, a sposarsi, perché ormai era una personalità pubblica. Aveva 21 anni. “Obbedii, era un’epoca in cui non era facile fare diversamente da quel che diceva il partito.” Massimo dunque non obietta sul principio, bensì sulla fattibilità: “Risposi che non avevo una lira.” Nessun problema, il partito pensò a tutto per assicurare un matrimonio “non lungo ma felice”. E’ ancora il partito a decidere per lui, che vorrebbe restare a Pisa, mentre Berlinguer nel 1975 lo vuole Segretario della Fgci, la potente federazione dei giovani comunisti. D’Alema obbedisce di nuovo, benché “allora” al Comitato Centrale si discutesse “in modo conformista; se dicevi ‘sono d’accordo con la relazione’ e non ‘sono pienamente d’accordo’, voleva dire che avevi qualche dubbio.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Se ripenso ai miei anni Settanta, così liberi e giocondi, sono così felice di non essere stato comunista (né fascista). Ma anche D’Alema è felice: che il suo partito non abbia vinto, allora.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                   </span></span></p>
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		<title>Maria Goretti, 26 anni dopo, di Alessandro De Angelis, &#8220;La Civiltà&#8220;</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 21:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono già trascorsi più di ventisei anni da quel gennaio 1985, quando i tipi della Mondadori diedero alle stampe un saggio destinato ad entrare nella storia. &#8220;Povera santa, povero assassino. La vera storia di Maria Goretti&#8221; non fece neanche in tempo ad essere collocato sugli scaffali delle migliori librerie italiane che subito il cardinale Pietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono già trascorsi più di ventisei anni da quel gennaio 1985, quando i tipi della Mondadori diedero alle stampe un saggio destinato ad entrare nella storia. &#8220;Povera santa, povero assassino. La vera storia di Maria Goretti&#8221; non fece neanche in tempo ad essere collocato sugli scaffali delle migliori librerie italiane che subito il cardinale Pietro Palazzini, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, esprimendo la preoccupazione della Chiesa per gli effetti che questo studio avrebbe potuto determinare in seno all&#8217;opinione pubblica dei fedeli, annunciò l&#8217;istituzione di una Commissione speciale, composta da cardinali, prelati e docenti universitari di varie materie, tutti di area cattolica, per ribaltare tutte le tesi contenute nel libro.</p>
<p><span id="more-398"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma il lavoro della Commissione si limitò, di fatto, a contestare soltanto alcuni aspetti formali del saggio di Giordano Bruno Guerri, il giovane storico autore del volume, e non poté negare l&#8217;evidenza che questo libro aveva fatto emergere.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Studiando a fondo la vita nelle paludi pontine e basandosi sugli ineccepibili documenti sui processi canonici l&#8217;autore fece emergere infatti che la povera Maria Goretti non era certo quella giovane e appetitosa ragazza, come la Chiesa cattolica aveva fatto credere per decenni, ma era soltanto una bambina di dodici anni imbruttita dalla fame e dalle pessime condizioni di vita nella quale era costretta a crescere. Il sentimento religioso della piccola Maria, dato il contesto di estrema arretratezza culturale che caratterizzava tutti i braccianti dell&#8217;epoca, si limitava ad essere un insieme di riti superstiziosi e di formule incomprensibili (non solo perché espresse in lingua latina) imparate a memoria e ripetute meccanicamente senza una reale partecipazione spirituale. Il suo assassino, Alessandro Serenelli, era un ragazzo poco più grande di Maria, che condivideva insieme a suo padre e alla famiglia Goretti non solo la casa in cui vivere ma anche la triste realtà delle paludi pontine e che, ad un certo punto, era arrivato a considerare che la vita nel carcere doveva essere meno dura di quella che si faceva nelle paludi. Il fatto che la bambina avesse preferito la morte alla perdita della sua verginità non è stato ben dimostrato in sede di processo di beatificazione al punto che il processo stesso ha rischiato di essere interrotto dopo la confessione del Serenelli. Secondo quest&#8217;ultimo, durante il tentativo di violenza la piccola Maria si difese come poté arrivando a dichiarare che &#8220;Dio non vuole&#8221; ma poi, resasi conto del reale pericolo di morte che stava correndo, acconsentì al rapporto sessuale arrivando a sussurrare: &#8220;Sì! Sì!&#8221;. Ma ormai era troppo tardi e il raptus omicida del Serenelli non si arrestò. In sede di processo queste dichiarazioni, più volte confermate dallo stesso Serenelli, fecero tremare i vertici ecclesiastici che tuttavia riuscirono a persuadere il Serenelli e a fargli affermare che in realtà la bambina non disse &#8220;Sì! Sì!&#8221; bensì &#8220;Ih! Ih!&#8221; che poteva essere considerata un&#8217;esclamazione di paura. Il processo di beatificazione a quel punto poté andare avanti.<br />
Del resto è difficile negare che il processo di beatificazione di Maria Goretti, iniziato nel 1935, dopo pochi anni dalla firma del Concordato tra lo Stato italiano guidato da Benito Mussolini e la Chiesa cattolica, fu voluto oltre che dai vertici ecclesiastici anche dallo stesso Governo fascista che aveva bisogno di un Santo locale per acclamare la bonifica delle paludi pontine. Per questo fu rispolverato dalla cronaca il caso di questa bambina che ormai era quasi sepolto nel dimenticatoio. La stessa proclamazione di Maria Goretti a Santa Vergine e Martire, avvenuta nel 1950, aveva dei forti connotati politici. Il fascismo era ormai caduto e l&#8217;Italia aveva già avviato quel processo di ricostruzione, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, ma era sorto un altro problema: i costumi lascivi che gli italiani cominciavano a prendere come modello dagli Stati Uniti d&#8217;America. Una Santa Martire della purezza serviva alla Chiesa per offrire ai fedeli un modello ideale di riferimento.<br />
Forse non è un caso che poco tempo dopo l&#8217;uscita di questo libro Papa Giovanni Paolo II abbia, attraverso documenti ufficiali, esortato gli agiografi cattolici a scrivere le vite Santi con maggior realismo e attenzione al metodo storico-critico</p>
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		<title>Annessione del Sud: un affare per chi?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 13:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Bruno Guerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Difficile dire con certezza cosa convinse i 49.000 meridionali che si aggiunsero ai Mille di Garibaldi a mettere in gioco la propria vita. Se fu più la fame, l&#8217;oppressione o la speranza di terre promesse dall’Eroe dei due mondi e mai concesse dallo Stato unitario.

 Di certo la promessa di Libertà era la ricompensa più astratta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; text-autospace: ideograph-numeric; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; mso-hyphenate: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; text-autospace: ideograph-numeric; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; mso-hyphenate: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;">Difficile dire con certezza cosa convinse i 49.000 meridionali che si aggiunsero ai Mille di Garibaldi a mettere in gioco la propria vita. Se fu più la fame, l&#8217;oppressione o la speranza di terre promesse dall’Eroe dei due mondi e mai concesse dallo Stato unitario.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; text-autospace: ideograph-numeric; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; mso-hyphenate: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span id="more-397"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; text-autospace: ideograph-numeric; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; mso-hyphenate: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"> Di certo la promessa di Libertà era la ricompensa più astratta, seconda solo a quella dell&#8217;Unità. Non si possono interpretare le intenzioni di un popolo, ma quando quel popolo è affamato tutto è più semplice. La storia ha dimostrato che la povera gente elabora una cultura di sottomissione ribellandosi solo quando la sofferenza supera il limite del sopportabile e se intravede possibilità di riuscita. E nel 1860 il popolo meridionale aveva creduto alla possibilità di una grande cambiamento, ma fu un&#8217;illusione. Anche Carmine Crocco, il futuro re dei briganti, aveva creduto che la militanza con i rivoluzionari gli avrebbe garantito la riabilitazione e una nuova vita: gli piaceva Garibaldi, che prometteva terra per tutti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Garibaldi voleva la Giustizia, oltre che l&#8217;Unità, ma dovette obbedire a un progetto politico che rispondeva a finalità esclusivamente piemontesi, in barba a ogni visione romantica e sociale del Risorgimento. «Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò, non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio», scrisse nel 1868. Perché l&#8217;impresa garibaldina parve presto<strong> </strong>un raggiro ben pensato, un tradimento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Disillusione per i combattenti e per chi sperava in una vita migliore. Che non ci fu. Ci fu invece l&#8217;Unità, pagata a caro prezzo dal Sud e da tutta l&#8217;Italia a causa di analisi politiche, amministrative, sociali, culturali spesso superficiali e inadeguate, e di scelte il più delle volte colpevolmente sbagliate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Al momento dell&#8217;annessione, il Regno di Sardegna aveva più o meno gli stessi abitanti (nove milioni) e gli stessi chilometri quadrati (centomila) del Regno delle Due Sicilie, che non era l&#8217;eden mal sfruttato di cui si vagheggiava, ma nemmeno l’inferno d’Europa. La riserva aurea<strong> </strong>del Regno dei Borbone nel 1860 corrispondeva a oltre due terzi dell&#8217;oro di tutti gli altri Stati della penisola, e lo stesso vale anche per il denaro in circolazione. Il numero dei poveri testimoniava uno stato sociale non disastroso, si registrano condizioni migliori solo in Piemonte. Gas e telegrafo arrivarono al Sud nel 1837. La ferrovia Napoli-Portici, inaugurata nel 1839, fu la prima in Italia, anche se il progetto di sviluppo non venne mai proseguito. Nell&#8217;industria, diffusa con modalità e strutture moderne, erano impiegati fino a 1.600.000 di addetti contro il milione e poco più del resto d’Italia. In tutto il Regno borbonico c&#8217;erano cartiere, fonderie, industrie cotoniere, cantieri (in quello navale di Castellammare lavoravano circa duemila operai), centri siderurgici e meccanici con macchinari d’avanguardia. I mille operai degli stabilimenti del Reale Opificio Meccanico e Politecnico di Pietrarsa costituivano il primo nucleo industriale italiano. L’esportazione dell&#8217;olio era una delle principali entrate del Regno, e l&#8217;agricoltura era la base dell&#8217;economia. Se a reggere – letteralmente – lo Stato erano i contadini, lo sviluppo economico e industriale toccò però solo alcune aree geografiche e sociali e, dietro la bella facciata, si celavano condizioni di criminalità, corruzione, miseria, confusione e sporcizia quasi sconosciute alle grandi città d&#8217;Europa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Per i trent&#8217;anni successivi all&#8217;Unità, il Sud fu trattato da colonia. Anzi, per pagare pegno il Meridione non dovette neppure aspettare il 17 marzo 1861. Poté iniziare con l&#8217;assedio di Gaeta,</span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"> costato 367 caduti ai piemontesi e migliaia ai napoletani. La città non si risollevò più. Per scaldarsi dal freddo, i piemontesi avevano abbattuto centomila olivi e carrubi. Poi, visto che non c’erano più olivi, smontarono i frantoi per portarli al Nord. Anche il commercio marittimo venne annichilito e a molti non restò che emigrare, tanto che oggi ci sono più gaetani in Massachusetts che a Gaeta. Cifre ancora basse in rapporto all’intera annessione del Regno delle Due Sicilie. I caduti dell’esercito neoitaliano - nella lotta al cosiddetto brigantaggio, una vera guerra civile - furono quasi ottomila, più che nelle tre guerre d’indipendenza messe insieme; fra la popolazione civile del Sud ci furono, secondo calcoli prudenti, almeno centomila vittime.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Dei morti si seppe pochissimo, e poco più si apprese sui dati economici. Attraverso un sistema di trucchi finanziari e irregolarità contabili, in un solo anno il governo piemontese &#8220;prelevò&#8243; dalla Cassa di Sconto e dal Banco Partenopeo 80 milioni di lire spendendone al Meridione meno della metà. L&#8217;industria settentrionale ebbe facile gioco a piazzare i propri prodotti al Sud. Si pensi anche alla vendita - la ridistribuzione promessa ai contadini restò un miraggio - delle terre espropriate alla Chiesa e al demanio: un vero e proprio sacco, perché messe in vendita al Sud vennero comprate prima da speculatori &#8220;nordisti&#8221; e poi rivendute ai contadini o ai possidenti meridionali, con conseguente rientro del capitale al Nord. Non venne fatto nulla neppure perché al Sud nascesse una borghesia imprenditoriale; per creare un ceto dirigente svincolato da antiche logiche clientelari e trasformistiche; per modernizzare l&#8217;economia in senso capitalistico; per investire in infrastrutture, aprire banche e mercati. Peggio, si tolse ossigeno a quanto c&#8217;era, come al centro industriale all&#8217;avanguardia di Pietrarsa, smobilitato a favore della settentrionale Ansaldo, che impiegava la metà degli operai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Dopo l&#8217;Unità,</span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: .5pt;"> il mantenimento e il congedo dell&#8217;esercito garibaldino avevano gravato sulle casse del tesoro napoletano; si erano inaridite fonti di entrata come dogane, poste, tasse di registro; le numerose alienazioni di rendita napoletana fecero precipitare la quotazione </span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;">da 108-113 fino a 75</span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: .5pt;">, gettando nella disperazione i risparmiatori; il porto di Napoli divenne inattivo, come le fiere; mancavano le materie prime alle fabbriche, che chiudevano, aumentando la disoccupazione, già aggravata dall&#8217;arrivo di lavoratori specializzati dal Nord. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; mso-hyphenate: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: .5pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Non si fecero la riforma agraria, che tra l&#8217;altro avrebbe istituito il credito agricolo, la bonifica delle terre, le infrastrutture. E l&#8217;antica feudalità parassitaria resistette, coesistendo con il nuovo, altrettanto deleterio, capitalismo agrario. Non è un dato irrilevante che </span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;">nei primi cinque anni di Unità e in preparazione della Terza guerra d’indipendenza, il 40 per cento del bilancio fosse destinato a spese militari, aggravando una pressione fiscale già pesante e basata soprattutto su imposte indirette.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>In breve tempo il distacco già immenso tra Nord e Sud divenne incolmabile: ci pensarono la politica di risanamento dei conti pubblici (nel </span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: .5pt;">1866 il deficit superava il 60 per cento, 220 milioni)</span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;">; la tassa sul macinato del 1869; il protezionismo doganale inaugurato dalla Sinistra (e che portò l&#8217;estero a rifiutare i prodotti italiani e i grandi proprietari a trascurare ancora di più le terre); gli interventi sul territorio (tutti al Nord: i passi del Frejus e del Gottardo e le bonifiche); la nascita delle prime grandi industrie, anche queste solo al Nord. Dal 1862 al 1897 lo Stato aveva speso 458 milioni – quasi tutti delle casse del Sud – per bonificare le paludi della penisola. Ebbene, furono stanziati 455 milioni al Centro-Nord e solo 3 al Sud.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: .5pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>L&#8217;unica alternativa alla miseria fu l&#8217;emigrazione. Solo tra il 1870 e il 1880 furono più di un milione a partire per la Francia, New York o l&#8217;Argentina, dando il via a un vero e proprio esodo. </span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;">Al momento dell&#8217;Unità, gli italiani erano circa 22 milioni: nei cento anni successivi gli emigranti furono 14 milioni. </span><span style="line-height: 150%; font-family: ArialMT; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: ArialMT; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="font-family: Calibri;">Quasi il 70 per cento partiva dalle regioni meridionali, per sfuggire alle malattie e alla miseria, soprattutto la miseria. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: ArialMT; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: ArialMT; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                                          </span></span></span><span style="line-height: 150%; font-family: ArialMT; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: ArialMT; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"><span style="font-family: Calibri;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="font-family: Calibri;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 150%; font-family: ArialMT; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: ArialMT; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;">Box </span></strong></span><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; text-indent: -1.3pt; margin: 0cm 14.15pt 0pt 28.3pt;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt;">“I fatti valgono più delle opinioni” si potrebbe dire con Francesco Saverio Nitti, studioso meridionalista e primo capo del governo (1919-20) nato nel Regno d&#8217;Italia, non in uno degli Stati preunitari. Il suo <em>Principi di scienza delle finanze</em><span style="mso-bidi-font-style: italic;">, del 1903,</span> offre lo strumento più immediato per smentire convinzioni radicate quanto superficiali,. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Nel 1860 la riserva aurea<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>degli Stati italiani, prima delle annessioni, ammontava a:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ansi-language: IT;">-<strong> </strong>Regno delle<strong> </strong></span><span style="font-family: Arial; mso-ansi-language: IT;">Due Sicilie: 445,2 milioni di lire</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-family: Arial; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;">- Regno di Piemonte: 27</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-family: Arial; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;">- Toscana: 85,2</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-family: Arial; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;">- Romagna, Marche e Umbria: 55,3</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-family: Arial; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;">- Lombardia: 8,1</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-family: Arial; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;">- Parma e Piacenza: 1,2</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-family: Arial; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;">- Modena: 0,4</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-family: Arial; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;">- Venezia (1866): 12,7</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-family: Arial; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;">- Roma (1870): 35,3</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 10pt 1cm;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;">TOTALE: 640,7</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>A conti fatti, il Regno delle Due Sicilie possedeva oltre due terzi dell&#8217;oro di tutti gli altri Stati della penisola messi insieme, e cifre analoghe valgono per il denaro in circolazione nei singoli Stati.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; punctuation-wrap: simple;"><span style="line-height: 150%; font-family: Arial; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-font-kerning: 14.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 14.2pt 0pt 1cm;"><span style="line-height: 150%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> </span></span></p>
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