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Argomento: intervista a DITE, rivista digitale di raisat

13 Luglio 2006

- Due anni fa, a Venezia, l’associazione dei broadcaster del digitale terrestre muoveva i primi passi e presentava i primi progetti. Oggi, a Napoli, un grande evento cerca di fotografare lo stato dell’arte e di guardare al futuro del sistema radiotelevisivo digitale. Può tracciare, dal suo punto di vista, un bilancio di questi due anni?
Sono stati due anni straordinari, che hanno definitivamente proiettato l’Italia nell’era della rivoluzione digitale. Nel 2004 la tv via satellite era digitale già da alcuni anni, ma rappresentava solo il 15% dell’utenza. Con la conversione della rete analogica terrestre, per definizione in chiaro e con copertura del 99% della popolazione, si è aperta a inizio 2004 la possibilità di rendere digitale tutta la televisione. Non importa fare la contabilità di quanti decoder in digitale terrestre siano già installati nelle case degli italiani, anche se non è trascurabile il fatto che la penetrazione abbia già superato quella della tv satellitare. Non importa ricordare quanti multiplex digitali, a diffusione nazionale e a diffusione locale, sono già attivi. Anche se si tratta comunque di un successo ragguardevole se rapportato a solo due anni di esistenza del servizio, non è questo il punto. Sappiamo che si è avviato un processo irreversibile, di progressiva sostituzione dell’analogico con il digitale. Il destino della cara tv analogica è segnato; il vecchio sistema resisterà per il tempo stabilito dagli orientamenti nazionali e comunitari come strettamente necessario a permettere a tutti gli utenti di equipaggiarsi per la ricezione digitale. E’ importante anche osservare che con l’accelerazione della rivoluzione digitale dovuta al terrestre la fruizione televisiva si è orientata in due direzioni, quella dello schermo sempre più piccolo e tascabile (mobile TV) e quella dello schermo sempre più grande (TV ad alta definizione).

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la rivoluzione in camicia nera

06 Luglio 2006

La rivoluzione in camicia nera (9300 battute) di Giordano Bruno Guerri

Ci fu, lungo tutto il corso del regime fascista, un “fascismo rivoluzionario” che affiancò e insieme si oppose – per quanto gli venne concesso – al fascismo-regime. Infatti la rivoluzione promessa da Mussolini nel 1919 si andò stemperando anno dopo anno nell’accordo con quelli che oggi chiameremmo “i poteri forti”; in seguito, a partire dal 1925, si trasformò in una dittatura che di rivoluzionario ebbe solo gli intenti e la capacità di portare attivamente le masse a partecipare alla vita dello Stato. (continua…)

parabola woodyallenesca della cdl

06 Luglio 2006

“Se un uomo mi dicesse così, io lo massacrerei!”
“Ma io SONO un uomo.”
“Beh, io dicevo un uomo molto più basso…”

da Amore e Morte.

secondo me galli della loggia ha ragione

06 Luglio 2006

La modernità e i rapporti con la Chiesa
I valori mutati dalla sinistra
di Ernesto Galli della Loggia

È singolare come a volte la sinistra dimentichi in fretta i suoi eroi e le loro idee: per esempio come essa si sia dimenticata in fretta di Pier Paolo Pasolini. Dopo averlo trasformato in una vera e propria icona di spregiudicatezza intellettuale, oggi sembra non ricordarsi quasi per nulla di ciò che egli disse nell’Italia della grande trasformazione degli anni Settanta. La ragione sta forse nel fatto che lo scrittore friulano vide allora in anticipo quell’insieme di processi sociali che nei decenni seguenti avrebbero mutato completamente il volto non solo del Paese ma soprattutto della sinistra italiana stessa, e li analizzò in modi che, proprio perché poi confermati dalla realtà, oggi risultano alquanto imbarazzanti. Come si è visto nella recente discussione sulla fine del «cattocomunismo».

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rete e democrazia

06 Luglio 2006

“La dittatura non sarà più possibile come forma di governo una volta che almeno il 50 per cento della popolazione avrà accesso a Internet.”

Pierre Lévy, da Autori Vari, “Dopo la democrazia? Il potere e la sfera pubblica nell’epoca delle reti”, Aopgeo editore, 224 pagine, 13 euro

taxi: bene bersani, ma la proposta IBL è migliore

05 Luglio 2006

Il decreto Bersani include un interessante progetto di liberalizzazione dei taxi. Secondo l’Istituto Bruno Leoni, però, meglio sarebbe adottare una soluzione più semplice e lineare, come quella che lo stesso IBL propose nel febbraio 2004 quando suggerì di regalare ad ogni taxista in attività un’altra licenza cedibile e che fu ripresa da Giuseppe Tesauro, alla testa dell’Antitrust.

Secondo Alberto Mingardi, direttore generale dell’IBL, “in tal modo non soltanto si otterrebbe subito una duplicazione delle licenze, ma successivamente il loro prezzo sarebbe deciso dal mercato (e non già da una negoziazione tra il Comune, da una parte, e le organizzazioni di categoria, dall’altra)”. Con un’apertura del mercato realizzata in tal modo “sarebbe anche più facile convincere i taxisti della bontà della riforma, che avrebbe l’effetto di aumentare il numero dei taxi in circolazione e al contempo rappresenterebbe oggettivamente, e indiscutibilmente, un immediato arricchimento di ogni taxista (evitando anche quella astrusa ripartizione dei ricavi delle vendite delle licenze che invece è prevista dal progetto governativo)”.

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