Argomento: intervista a DITE, rivista digitale di raisat
- Due anni fa, a Venezia, l’associazione dei broadcaster del digitale terrestre muoveva i primi passi e presentava i primi progetti. Oggi, a Napoli, un grande evento cerca di fotografare lo stato dell’arte e di guardare al futuro del sistema radiotelevisivo digitale. Può tracciare, dal suo punto di vista, un bilancio di questi due anni?
Sono stati due anni straordinari, che hanno definitivamente proiettato l’Italia nell’era della rivoluzione digitale. Nel 2004 la tv via satellite era digitale già da alcuni anni, ma rappresentava solo il 15% dell’utenza. Con la conversione della rete analogica terrestre, per definizione in chiaro e con copertura del 99% della popolazione, si è aperta a inizio 2004 la possibilità di rendere digitale tutta la televisione. Non importa fare la contabilità di quanti decoder in digitale terrestre siano già installati nelle case degli italiani, anche se non è trascurabile il fatto che la penetrazione abbia già superato quella della tv satellitare. Non importa ricordare quanti multiplex digitali, a diffusione nazionale e a diffusione locale, sono già attivi. Anche se si tratta comunque di un successo ragguardevole se rapportato a solo due anni di esistenza del servizio, non è questo il punto. Sappiamo che si è avviato un processo irreversibile, di progressiva sostituzione dell’analogico con il digitale. Il destino della cara tv analogica è segnato; il vecchio sistema resisterà per il tempo stabilito dagli orientamenti nazionali e comunitari come strettamente necessario a permettere a tutti gli utenti di equipaggiarsi per la ricezione digitale. E’ importante anche osservare che con l’accelerazione della rivoluzione digitale dovuta al terrestre la fruizione televisiva si è orientata in due direzioni, quella dello schermo sempre più piccolo e tascabile (mobile TV) e quella dello schermo sempre più grande (TV ad alta definizione).