Ci vorrebbe un Marinetti
L’idea di Umberto Groppi, assessore alle Politiche culturali di Roma, è stata geniale nella sua semplicità. Si trattava di dare un senso a una “notte bianca” ludica e sprecona, senza dare l’impressione di togliere, ma di aggiungere. Groppi ci è riuscito trasformando la notte bianca in una notte futurista e prendendo parecchi piccioni con una fava sola. Di notti bianche – specialmente nel contenuto – ne avevo le tasche piene persino io, che organizzai la prima, undici anni fa, come assessore al Dissolvimento dell’Ovvio di Soveria Mannelli, in Calabria. Facendo un ulteriore passo nel dissolvimento dell’ovvio (il divertimento e lo stare svegli spesso fini a se stessi), Roma riempirà quella notte di contenuti culturali e artistici anche inaspettati. Per di più appartenenti a una cultura e a un’arte, quella futurista, che per essersi contaminata con il fascismo rischia di essere sottovalutata persino nel centenario del Manifesto di Marinetti, il prossimo 20 febbraio.