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Cosa ne pensate?

28 Novembre 2008

Sandro Bondi ha deciso di nominare a capo di tutti i musei italiani un manager (con un curriculum di successi) proveniente da McDolnald.

Il mondo della cultura è insorto:

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Buttafuoco, Voltaire, il sacro e l’Islam

24 Novembre 2008

Giù le mani da Voltaire, Pietrangelo.  “Non condivido le tue idee, ma sono disposto a morire perché tu le possa esprimere.” Se ti fai beffe di questo pensiero, allora diccelo chiaro che ti fai beffe anche del principio del dubbio, sul quale si regge l’evoluzione umana: dubito, ergo penso, ergo sono. Non dubito, ergo sono un fanatico spacciatore di verità indimostrate.

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Mussolini: le cittĂ  nuove e le terre ai contadini

20 Novembre 2008

La casa editrice Laterza, solitamente austera, ha avuto l’idea brillante di mettere una fascetta sbarazzina al nuovo libro di Antonio Pennacchi, Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce (342 pagine illustrate, 18 euro). “Ci sono due ragioni per cui dobbiamo rendere grazie al Duce per la bonifica delle paludi pontine”, recita la fascetta ricavata dalla “Presentazione aggratis” di Lucio Caracciolo: “La prima è che dopo non l’avrebbe fatta nessuno. La seconda è Pennacchi. No bonifica, no Pennacchi. Una catastrofe epistemologica.”

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La battaglia di Ortona

17 Novembre 2008

Nella storia della Seconda guerra mondiale Ortona viene ricordata soltanto perché, dall’antica cittadina adriatica, Vittorio Emanuele III si imbarcò nella sua vergognosa fuga verso il sud, dopo l’8 settembre 1943. Eppure lì si svolse una sanguinosissima, feroce battaglia casa per casa, nel dicembre di quell’anno, tanto che Ortona è stata definita “piccola Stalingrado”. Fu una battaglia strategicamente quasi inutile, ma nella quale tedeschi e alleati misero un impegno smisurato, contendendosi per giorni ogni centimetro di terreno, e che provocò 3500 morti fra civili e militari dei due eserciti.

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Perché a Salò

02 Novembre 2008

Scheda andata in onda su “Porta a Porta” del 31 ottobre 2008, di Giordano Bruno Guerri

Per molti che aderirono alla RSI fu determinante il culto della patria e dell’onore, più che la fedeltà al fascismo. Il culto della patria aveva origini lontane: dopo l’Unità, fatta l’Italia occorreva fare gli italiani, come disse Massimo d’Azeglio. Per fare gli italiani, la classe dirigente liberale instillò per sessant’anni la venerazione della bandiera, dei sacri confini e dell’appartenenza nazionale. Nelle caserme e nelle scuole incombeva insomma lo spirito del libro “Cuore”, pieno di esempi di amore patriottico, poi cementato dalla grande prova della Prima guerra mondiale.

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La scuola e la piazza

01 Novembre 2008

Bloccato nel traffico dai cortei degli studenti, guardavo con sgomento la loro gioia incontenibile di essere in piazza a gridare, di sentirsi uniti e forti contro il Potere: credevano di mortificarlo, del tutto insensibili al fatto che le vere vittime delle loro manifestazioni sono gli innocenti cittadini comuni. Lo sgomento veniva – più che dall’appuntamento perso – dal ricordo di averne fatti parecchi anch’io, di quei cortei, da studente: con la stessa esaltata indifferenza ai guasti che il blocco delle città può provocare in milioni di vite.

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