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Brunetta e Tremonti

26 Novembre 2009

Se parliamo di diverse visioni delle cose e del da farsi, nella nostra storia si può risalire addirittura ai padri fondatori supremi, i fratelli Romolo e Remo. Il primo fece secco l’altro, pur di comandare e prendersi tutto. E’ una leggenda, lo sappiamo, ma sono storia gli scontri militari fra capi romani, come Mario e Silla. Saltiamo tutto il medioevo, il Rinascimento e quel che ne seguì, se no non finiremmo più, e arriviamo ai due padri fondatori della patria odierna. I quali non sono Brunetta e Tremonti (avete già capito che questo articolo prende spunto dai loro dissidi, dalla loro visone personale dei problemi), bensì i più noti Vittorio Emanuele II e Camillo Benso, conte di Cavour.

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Il corpo di Mussolini

21 Novembre 2009

Nel diario di Claretta Petacci, pubblicato proprio in questi giorni (Rizzoli), ci sono due annotazioni sulla vanità di Benito Mussolini: “Mi fa vedere le foto che gli ha fatto un americano. Sono bellissime: ‘Guarda questa, che mento forte, volitivo. Capisco come una donna possa innamorarsi d’un uomo così. Come possa dormire con una fotografia sotto il cuscino, come fai tu. Non è vanità se dico che questo è veramente bello: guarda il naso, il mento, la bocca. Dimmi, una donna può innamorarsi di un uomo così?’” (23 ottobre 1937)

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Risorgimento: chi era Liborio Romano?

20 Novembre 2009

Liborio Romano nacque, nel 1793, da una famiglia nobile e antica, forse discendente da un ramo dei Romanov: non in Russia, bensì nel tacco estremo dell’Italia, a Patù, un paesino ancora oggi difficoltoso da raggiungere. Benché sia uno dei personaggi più affascinanti del Risorgimento, è poco conosciuto al di fuori di una cerchia di studiosi. Nella vulgata ha la fama di traditore, di tutti e di tutto. Non riesco a considerarlo tale.

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Mio figlio ereditiere

19 Novembre 2009

L’ultimo motivo per cui – primiparo tardivo - ho deciso di fare un figlio, è stato a chi lasciare l’eredità, la roba. Oggi, che ha quasi tre anni, so per certo che un motivo sufficiente e abbondante è il suo sorriso, tale e quale a quello della sua luminosa mamma. L’elenco dei doni che ricevo da lui sarebbe sdilinquito e forse patetico, per cui ne cito solo un altro: è lo sguardo, identico al mio, che riconosco nei suoi occhi, identici ai miei.

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Mussolini secondo Claretta Petacci

17 Novembre 2009

Ecco dunque i diari di Claretta Petacci, che tanti aspettavano come possibile fonte di chi sa quali rivelazioni, di chi sa quale Mussolini diverso da quello che già conosciamo. C’è chi giura sulla loro autenticità, ma è pur vero che sono arrivati all’Archivio Centrale dello Stato dopo un lungo e tortuoso percorso. Come tutti i diari, d’altra parte, potrebbero essere autentici ma manipolati dalla stessa autrice, contemporaneamente o successivamente ai fatti. Certo, potrebbero essere anche del tutto genuini, ma questo non garantisce affatto la loro validità e importanza storiografica.

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“F.T.M. Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario”

16 Novembre 2009

di Gianfranco Franchi

“Il Futurismo ha insegnato che può essere bello l’atto più insignificante, l’istinto più elementare e più povero di sovrastrutture intellettuali. L’eternità è una fisima di poeti troppo seri e pretenziosi: si goda l’effimero, annunciò Marinetti, intuendo per primo che l’oggetto quotidiano, l’immagine pubblicitaria, il prodotto commerciale finiranno nei musei. La Pop Art, Andy Warhol, le esplorazioni musicali di John Cage, gli happening hanno molti debiti verso di lui” (GUERRI, “Filippo Tommaso Marinetti”, pp. 82-83)

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Canzoni, dialetto e unità

15 Novembre 2009

Se questo fosse stato un tema del liceo avrei scritto soltanto: «Chiamandosi Festival della Canzone Italiana, quello di Sanremo non deve ospitare testi in dialetto». Avrei preso 4 perché i temi (e gli articoli) devono essere argomentati. Eccoci dunque a motivare perché il festival – uno dei rari eventi di vera unità popolare nazionale – non dovrebbe perdersi in un coriandolio di lingue minori.

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“Follia?” di Nicola Vacca

09 Novembre 2009

Vincent van Gogh non era pazzo. E se proprio pazzo lo si vuol definire, per prendere fiato davanti ai suoi dipinti e al racconto della sua vita, la sua era una pazzia molto speciale. Questa è la tesi che Giordano Bruno Guerri, il più antiaccademico e informale storico italiano, sostiene in un libro che ha dedicato al padre della pittura moderna.

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